
ARTROSI DEL GINOCCHIO: PUÒ ZUSANLI ST36 AIUTARTI A RIDURRE IL DOLORE E ALLONTANARE LA PROTESI?
ARTROSI DEL GINOCCHIO: PUÒ ZUSANLI ST36 AIUTARTI A RIDURRE IL DOLORE E ALLONTANARE LA PROTESI?
Quando il ginocchio comincia a decidere al posto tuo
Prima rinunci alle scale.
Poi inizi a evitare le passeggiate più lunghe.
Magari smetti di viaggiare come vorresti, fai fatica ad alzarti da una sedia o cominci a chiederti se quella protesi di cui ti hanno parlato sia davvero inevitabile.
Se soffri di artrosi del ginocchio, probabilmente conosci bene questa sensazione.
E spesso il vero problema non è soltanto il dolore.
È la progressiva perdita della libertà di muoversi.
Quando incontro un paziente con gonartrosi, soprattutto dopo i 60 anni, la domanda che mi interessa non è soltanto:
“Quanto è consumata la cartilagine?”
Mi interessa soprattutto capire:
“Quanto questo ginocchio sta limitando la vita che questa persona desidera ancora vivere?”
Ed è proprio da qui che può iniziare un approccio diverso.
Non una promessa miracolosa per “ricostruire” un ginocchio consumato e neppure una guerra contro la chirurgia.
Ma la ricerca di tutte le possibilità conservative e mini-invasive ragionevoli che, nel paziente correttamente selezionato, possano aiutare a ridurre il dolore, migliorare la funzione e, quando possibile, posticipare una scelta chirurgica.
Tra queste possibilità c'è anche l'agopuntura medica.
E uno dei punti più interessanti nel trattamento del ginocchio è Zusanli, ST36.
Che cos'è Zusanli ST36?
Zusanli, identificato nell'agopuntura con la sigla ST36, è uno dei punti più conosciuti della Medicina Tradizionale Cinese.
È localizzato nella regione antero-laterale della gamba, poco al di sotto del ginocchio.
Nella tradizione orientale viene utilizzato in moltissime condizioni e viene associato al concetto di sostegno dell'energia generale dell'organismo.
Ma quando parliamo di medicina moderna dobbiamo fare un passaggio ulteriore.
La domanda non dovrebbe essere soltanto:
“Cosa dice la tradizione?”
Dovrebbe diventare:
“Cosa possiamo osservare attraverso la ricerca scientifica?”
Ed è qui che il tema diventa particolarmente interessante.
ST36 e artrosi del ginocchio: cosa dice la ricerca?
Zusanli ST36 compare frequentemente nei protocolli di agopuntura studiati per l'osteoartrosi del ginocchio, insieme ad altri punti locali e distali come ST35, SP9, SP10 e GB34.
Questo però è un punto importante: non significa che ST36, stimolato isolatamente, “curi” l'artrosi.
Le evidenze riguardano prevalentemente protocolli di agopuntura nei quali vengono utilizzati più punti sulla base della situazione clinica.
Una revisione sistematica e network meta-analysis comprendente 80 studi randomizzati e 9.933 partecipanti ha concluso che l'agopuntura può produrre miglioramenti del dolore e della funzione fisica nella gonartrosi. Gli stessi autori sottolineano però che la certezza delle evidenze era molto bassa, invitando quindi a interpretare i risultati con prudenza.
Un'ulteriore meta-analisi su 10 studi randomizzati e 3.221 partecipanti ha inoltre suggerito che, in alcuni confronti, il beneficio su dolore e funzione possa persistere per alcuni mesi dopo la conclusione del trattamento.
Anche una recente umbrella review del 2026, che ha analizzato 23 revisioni sistematiche, ha riportato risultati complessivamente favorevoli dell'agopuntura su dolore e funzione nella gonartrosi.
Quindi il messaggio corretto non è:
“ST36 rigenera la cartilagine.”
Il messaggio più serio è:
l'agopuntura può rappresentare uno degli strumenti utilizzabili, nei pazienti selezionati, per intervenire sul dolore e sulla funzione del ginocchio artrosico.
Perché ridurre il dolore può cambiare molto più del dolore
Questo è un concetto che considero fondamentale.
Quando un ginocchio fa male, la persona tende naturalmente a utilizzarlo meno.
Cammina meno.
Fa meno scale.
Riduce l'attività fisica.
Perde progressivamente forza muscolare e sicurezza.
E può entrare in un circolo vizioso:
dolore → meno movimento → perdita di funzione → ulteriore limitazione → ancora meno movimento.
Per questo, nella mia pratica, non considero il controllo del dolore un obiettivo banale.
Se riesco a creare le condizioni affinché un paziente possa muoversi meglio, diventa più semplice inserirlo in un programma di recupero funzionale, rinforzo muscolare e progressiva ripresa delle attività.
L'agopuntura antalgica può quindi diventare parte di una strategia più ampia.
Agopuntura o Medicina Rigenerativa? Per me la domanda è sbagliata
Dopo anni dedicati alla Medicina Rigenerativa Multidisciplinare e alla Terapia del Dolore, ho imparato una cosa importante:
il paziente non ha bisogno della terapia che preferiamo noi. Ha bisogno della strategia più appropriata al suo problema.
Per alcuni pazienti può essere sufficiente un percorso conservativo.
Per altri può essere utile integrare differenti strumenti.
A seconda della diagnosi e dello stadio della patologia, possiamo valutare, quando indicati:
agopuntura medica e antalgica;
esercizio terapeutico e recupero muscolare;
modificazione dei carichi e dello stile di vita;
PRP e altri trattamenti ortobiologici;
concentrato midollare autologo in pazienti selezionati;
onde d'urto focali quando esiste un'indicazione specifica;
altre strategie mini-invasive per il controllo del dolore.
Non utilizzo necessariamente tutte queste terapie nello stesso paziente.
Al contrario.
Personalizzare significa anche sapere cosa NON utilizzare.
Naturale non significa rinunciare alla medicina
Molte persone che arrivano alla mia osservazione mi dicono:
“Dottore, vorrei qualcosa di più naturale.”
È una richiesta che comprendo.
Ma preferisco parlare di medicina biologica, integrata e scientificamente responsabile.
Il desiderio di ridurre farmaci o procedure più invasive, quando possibile, è comprensibile. Ma “naturale” non deve significare accettare qualsiasi promessa.
Agopuntura, PRP o concentrato midollare non devono essere presentati come cure miracolose.
Devono avere una diagnosi, un'indicazione e un obiettivo clinico preciso.
Vuoi evitare la protesi? La prima domanda non è quale terapia fare
Quando un paziente mi dice:
“Dottore, voglio evitare la protesi.”
la mia risposta non è automaticamente:
“Facciamo l'agopuntura.”
E nemmeno:
“Facciamo il PRP.”
La prima cosa che voglio capire è:
perché quel ginocchio fa male?
Artrosi femoro-tibiale?
Artrosi femoro-rotulea?
Menisco degenerativo?
Edema osseo subcondrale?
Alterazioni biomeccaniche?
Problemi tendinei?
Riduzione importante della forza muscolare?
Più condizioni contemporaneamente?
Due persone possono avere entrambe scritto “gonartrosi” sulla risonanza e avere necessità terapeutiche completamente differenti.
È per questo che considero la diagnosi e la selezione del paziente più importanti della singola tecnica.
La protesi non è un fallimento
Su questo voglio essere molto chiaro.
La Medicina Rigenerativa non deve essere presentata come un'alternativa universale alla protesi.
Quando l'artrosi è molto avanzata, il dolore è importante, la funzione è gravemente compromessa e le corrette strategie conservative hanno fallito, la chirurgia protesica può rappresentare una soluzione appropriata.
Il mio obiettivo non è convincere tutti a evitare l'intervento.
È evitare che una persona arrivi a una decisione così importante senza aver prima compreso quali possibilità realistiche esistano nel proprio caso.
Per alcuni pazienti ci sarà ancora spazio terapeutico.
Per altri no.
Sapere la differenza è il vero valore della valutazione specialistica.
ST36: un piccolo punto all'interno di una strategia molto più grande
Zusanli mi piace anche per il messaggio che rappresenta.
Un punto apparentemente piccolo può entrare in un progetto terapeutico molto più ampio.
Ma non esiste il “punto magico del ginocchio”.
Nella mia esperienza, i risultati migliori si cercano quando smettiamo di concentrarci esclusivamente sulla singola tecnica e iniziamo a osservare il paziente nella sua globalità.
Dolore. Movimento. Muscoli. Articolazione. Osso subcondrale. Età biologica. Obiettivi personali.
È questo il principio della Medicina Rigenerativa Multidisciplinare che applico nella mia pratica clinica.
Non trattare soltanto una risonanza.
Trattare una persona che vuole continuare a camminare, viaggiare, fare sport e vivere con la maggiore autonomia possibile.
Prima di decidere per la protesi, scopri se esiste ancora uno spazio terapeutico
Se soffri di artrosi del ginocchio, hai già provato diverse terapie e ti hanno prospettato una protesi, può essere utile ottenere una valutazione completa prima di prendere una decisione definitiva.
Durante una Valutazione Specialistica di Medicina Rigenerativa possiamo analizzare insieme:
la tua storia clinica, le immagini radiologiche, il grado di artrosi, le terapie già effettuate, la funzionalità del ginocchio e soprattutto quello che vuoi ancora riuscire a fare nella tua vita.
Da lì possiamo capire se abbia senso prendere in considerazione agopuntura antalgica, Medicina Rigenerativa, riabilitazione o una strategia integrata personalizzata.
Senza promettere miracoli.
Senza demonizzare la chirurgia.
Ma cercando di capire quanto possiamo ancora ottenere dal tuo ginocchio prima di arrenderci alla protesi.
Conclusione
Se soffri di dolore al ginocchio, non ignorare i segnali del tuo corpo.
Intervenire presto con terapie naturali come l’agopuntura può fare la differenza. E se il dolore persiste, oggi esistono soluzioni rigenerative che permettono di andare oltre il semplice controllo del sintomo.
Il tuo obiettivo non è solo eliminare il dolore, ma tornare a muoverti con libertà, sicurezza e serenità.
Vuoi sapere se questo trattamento fa per te?
Se soffri di dolore al ginocchio o stai cercando un'alternativa all'intervento, potresti essere un buon candidato per l'agopuntura o infiltrazioni di PRF o Cellule staminali.
Scrivi “GINOCCHIO” nei commenti o in DM oppure richiedi una Valutazione Specialistica di Medicina Rigenerativa, in sede o in TeleMedicina.
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