
ERNIA DEL DISCO: PERCHÉ DECOMPRIMERE E ALLUNGARE LA COLONNA DOPO OZONOTERAPIA E PRP
ERNIA DEL DISCO: PERCHÉ DECOMPRIMERE E ALLUNGARE LA COLONNA DOPO OZONOTERAPIA E PRP
Ridurre dolore e infiammazione può essere solo la prima fase: nei pazienti selezionati, il passo successivo è recuperare progressivamente movimento e funzione
Hai effettuato ozonoterapia o infiltrazioni di PRP per un’ernia del disco e il dolore è migliorato, ma senti ancora la schiena rigida, compressa o poco libera nei movimenti?
Oppure la sciatalgia si è ridotta, ma hai ancora paura di piegarti, guidare a lungo, sollevare un peso o tornare a fare sport?
È una situazione che merita attenzione.
Perché avere meno dolore non significa necessariamente aver completato il recupero.
Dopo settimane o mesi trascorsi a proteggere la schiena, il corpo può aver modificato il modo di muoversi. La muscolatura può essersi decondizionata, alcuni movimenti possono essere diventati rigidi e il paziente può continuare inconsciamente a evitare ciò che in precedenza provocava dolore.
Per questo, quando clinicamente indicato, dopo aver controllato la fase dolorosa può iniziare una seconda parte del percorso:
decomprimere, mobilizzare, recuperare movimento e tornare progressivamente alla funzione.
L’ERNIA NON È SOLTANTO QUELLO CHE VEDIAMO NELLA RISONANZA
Quando sul referto compare:
“protrusione L4-L5”
oppure:
“ernia discale L5-S1”
è facile concentrare tutta l’attenzione sull’immagine.
Ma due persone con risonanze molto simili possono presentare sintomi completamente differenti.
Per questo una valutazione specialistica non dovrebbe limitarsi a leggere il referto.
Bisogna capire:
dove nasce il dolore;
se si irradia alla gamba o al braccio;
se sono presenti formicolii o alterazioni della sensibilità;
se esistono deficit di forza;
quali movimenti peggiorano o migliorano i sintomi;
da quanto tempo dura il problema;
quali terapie sono già state effettuate;
quanto la situazione limita lavoro, sonno, sport e vita quotidiana.
La risonanza ci mostra la colonna. La visita ci aiuta a capire il paziente.
Ed è dall’integrazione delle due informazioni che dovrebbe nascere la strategia terapeutica.
PERCHÉ UN’ERNIA PUÒ CONTINUARE A FARE MALE?
Il dolore associato a un’ernia discale non dipende necessariamente da un unico meccanismo.
Possono coesistere:
irritazione o compressione della radice nervosa;
componente infiammatoria;
alterazioni biomeccaniche;
rigidità;
riduzione della mobilità;
decondizionamento muscolare;
paura del movimento.
Può così instaurarsi un vero circolo vizioso:
DOLORE → RIDUZIONE DEL MOVIMENTO → RIGIDITÀ → DECONDIZIONAMENTO → MAGGIORE LIMITAZIONE
Per questo non sempre è sufficiente intervenire soltanto sul dolore.
Bisogna capire in quale fase del problema si trova il paziente.
PRIMA FASE: RIDURRE IL DOLORE E CREARE LE CONDIZIONI PER IL RECUPERO
Quando il paziente presenta una forte lombosciatalgia, anche semplici attività possono diventare difficili.
Alzarsi dal letto.
Camminare.
Guidare.
Dormire.
Lavorare.
In questa fase la priorità può essere controllare la sintomatologia e permettere alla persona di tornare progressivamente a muoversi.
Il ruolo dell’ozonoterapia
L’ossigeno-ozonoterapia viene utilizzata in pazienti selezionati con ernia discale e dolore radicolare.
A seconda del quadro clinico possono essere considerate differenti modalità di trattamento.
È però importante chiarire ciò che l’ozonoterapia non deve diventare:
una promessa di “rigenerazione” automatica del disco.
Il suo ruolo può essere inserito in una strategia mini-invasiva finalizzata principalmente al controllo della sintomatologia e della componente infiammatoria nei pazienti appropriati.
Ma quando il dolore diminuisce nasce una nuova domanda:
adesso come recuperiamo il movimento?
PRP: QUANDO LA MEDICINA RIGENERATIVA ENTRA NEL PERCORSO
Il PRP – Platelet Rich Plasma è un concentrato autologo di piastrine ottenuto dal sangue dello stesso paziente.
Contiene piastrine e mediatori biologici che ne hanno portato allo studio anche nell’ambito di alcune condizioni dolorose della colonna.
Le evidenze sulle applicazioni vertebrali del PRP sono ancora in evoluzione e indicazioni, sede di trattamento e protocollo devono essere attentamente selezionati.
Per questo avere un’ernia non significa automaticamente avere indicazione al PRP.
Nel mio approccio la sequenza è sempre:
DIAGNOSI → INDICAZIONE → TRATTAMENTO
e non:
ERNIA → INFILTRAZIONE
Questa distinzione è fondamentale.
DOPO OZONOTERAPIA E PRP, PERCHÉ NON DOVREMMO FERMARCI?
Immagina un paziente che per tre mesi ha avuto sciatalgia.
Per evitare dolore ha iniziato a camminare diversamente.
Non si piega più.
Ha smesso di allenarsi.
Evita di sollevare pesi.
Trascorre più tempo seduto o sdraiato.
Ogni movimento viene eseguito con prudenza.
Poi la terapia riduce significativamente il dolore.
Il problema è risolto?
Non necessariamente.
Il dolore può essere migliorato, mentre il corpo continua a comportarsi secondo gli schemi sviluppati durante i mesi precedenti.
È qui che dobbiamo cercare di trasformare:
MENO DOLORE → PIÙ MOVIMENTO → PIÙ FUNZIONE
Ed è in questa fase che, nei pazienti selezionati, decompressione, allungamento e recupero funzionale possono assumere un ruolo importante.
CHE COSA SIGNIFICA DECOMPRIMERE LA COLONNA?
Quando parliamo di decompressione vertebrale bisogna evitare messaggi semplicistici.
Non significa “tirare le vertebre”.
Non significa promettere di “rimettere dentro l’ernia”.
E non significa che una macchina possa ricostruire un disco degenerato.
Le tecniche di decompressione possono comprendere, a seconda del paziente:
trazione controllata;
mobilizzazione vertebrale;
posizioni di scarico;
tecniche di allungamento;
esercizio terapeutico;
recupero progressivo della mobilità.
L’obiettivo è creare, quando possibile e indicato, condizioni meccaniche e funzionali più favorevoli al movimento e al recupero.
PERCHÉ DECOMPRESSIONE E ALLUNGAMENTO POSSONO ESSERE UTILI DOPO LA FASE DOLOROSA?
Il momento in cui introduciamo queste tecniche è importante quanto la tecnica stessa.
Un paziente nella fase acuta non è necessariamente uguale a un paziente che, dopo ozonoterapia o altro trattamento, presenta una significativa riduzione della sciatalgia.
Nel secondo caso possiamo avere una finestra terapeutica interessante.
Il dolore è diminuito.
Il paziente riesce nuovamente a muoversi.
Ma deve recuperare ciò che settimane o mesi di limitazione gli hanno fatto perdere.
La decompressione e l’allungamento, quando appropriati, possono quindi essere integrati con il recupero progressivo di:
mobilità → controllo → forza → resistenza → funzione.
NON BASTA ALLUNGARE: BISOGNA INSEGNARE NUOVAMENTE ALLA COLONNA A MUOVERSI
Questo è uno dei concetti che considero più importanti.
Una seduta di decompressione può essere uno strumento.
Non dovrebbe diventare l’intero programma riabilitativo.
Dopo aver recuperato progressivamente mobilità e tolleranza al movimento, dobbiamo lavorare anche sul controllo del tronco, sulla forza e sulla capacità di affrontare nuovamente le attività quotidiane.
Il paziente deve gradualmente tornare a:
camminare;
piegarsi;
alzarsi;
stare seduto;
sollevare carichi appropriati;
lavorare;
praticare attività fisica.
Perché una colonna non deve soltanto essere “scaricata”.
Deve tornare a funzionare.
OZONOTERAPIA + PRP + DECOMPRESSIONE: NON È UN PROTOCOLLO UGUALE PER TUTTI
Questo punto è fondamentale.
Non significa che ogni paziente con ernia debba effettuare prima ozono, poi PRP e infine decompressione.
Non vendo un “pacchetto”.
Costruisco, quando necessario, un percorso.
Un paziente potrebbe beneficiare dell’ozonoterapia ma non avere indicazione al PRP.
Un altro potrebbe aver già superato la fase dolorosa e necessitare soprattutto di riabilitazione.
Un altro ancora potrebbe beneficiare di decompressione e successivo esercizio terapeutico.
E alcuni pazienti devono invece essere indirizzati alla chirurgia.
Non dobbiamo adattare il paziente alla terapia.
Dobbiamo scegliere la terapia in funzione del paziente.
IL MIO APPROCCIO: DAL DOLORE ALLA FUNZIONE
Nel mio lavoro in Medicina Rigenerativa Multidisciplinare e Terapia del Dolore, l’obiettivo non è semplicemente eseguire una procedura.
La domanda che mi pongo quando un paziente non recupera è:
“Che cosa sta impedendo a questa persona di migliorare?”
È ancora presente una componente radicolare?
Prevale l’infiammazione?
Il dolore è migliorato ma è rimasta rigidità?
Il paziente ha perso forza?
Ha sviluppato paura del movimento?
È arrivato il momento di passare dalla terapia mini-invasiva al recupero funzionale?
Oppure dobbiamo rivalutare la diagnosi?
L’esperienza non consiste nell’utilizzare il maggior numero possibile di tecniche.
Consiste soprattutto nel capire:
quale strumento utilizzare, su quale paziente e in quale momento.
Per questo il percorso può essere sintetizzato così:
DIAGNOSI → CONTROLLO DEL DOLORE → STIMOLO BIOLOGICO QUANDO INDICATO → DECOMPRESSIONE → MOVIMENTO → FUNZIONE
“DOTTORE, LA DECOMPRESSIONE PUÒ FAR RIENTRARE LA MIA ERNIA?”
È importante essere chiari.
Non prometterei mai a un paziente che alcune sedute di decompressione possano “risucchiare” o far scomparire meccanicamente qualsiasi ernia.
La realtà clinica è più complessa.
L’obiettivo non dovrebbe essere inseguire esclusivamente l’immagine della risonanza.
La domanda più importante è:
come sta il paziente?
Quanto dolore ha?
Quanto riesce a camminare?
Quanto riesce a lavorare?
Come dorme?
Quanto movimento ha recuperato?
Quanto della propria vita ha ripreso?
Trattiamo la persona, non soltanto la sua risonanza.
QUANDO LA DECOMPRESSIONE NON È LA SCELTA GIUSTA
Decompressione e allungamento non devono essere applicati indiscriminatamente.
Ogni paziente deve essere valutato prima di iniziare il trattamento.
E soprattutto esistono situazioni nelle quali la priorità non è ozonoterapia, PRP o decompressione, ma una valutazione neurologica o neurochirurgica tempestiva.
Particolare attenzione richiedono:
perdita progressiva della forza;
deficit neurologici importanti o progressivi;
alterazioni sfinteriche;
anestesia della regione perineale;
sospetta sindrome della cauda equina.
Essere esperti di trattamenti mini-invasivi significa anche riconoscere quando non devono essere utilizzati.
IL VERO OBIETTIVO NON È AVERE UNA SCHIENA “PERFETTA” ALLA RISONANZA
Immagina invece qualcosa di molto più concreto.
Svegliarti e non pensare immediatamente alla tua schiena.
Alzarti dal letto con maggiore sicurezza.
Guidare senza aspettare che inizi la sciatalgia.
Fare una passeggiata.
Tornare a lavorare.
Viaggiare.
Piegarti senza paura.
Riprendere gradualmente lo sport.
Tornare a fidarti del tuo corpo.
Questo è ciò che interessa realmente al paziente.
Per questo dopo un trattamento non chiedo soltanto:
“Quanto dolore hai oggi da zero a dieci?”
La domanda ancora più importante è:
“CHE COSA SEI TORNATO A FARE?”
HAI FATTO OZONOTERAPIA O PRP MA LA TUA SCHIENA NON HA ANCORA RECUPERATO?
Se soffri di ernia L4-L5, L5-S1, protrusione discale, lombosciatalgia o dolore cervicale irradiato e dopo le terapie continui ad avere rigidità, limitazione o difficoltà a tornare alle tue normali attività, può essere utile capire in quale fase del recupero ti trovi.
Durante una Valutazione Specialistica di Medicina Rigenerativa Multidisciplinare possiamo analizzare storia clinica, risonanza magnetica, sintomi, trattamenti già effettuati e situazione funzionale.
Solo successivamente possiamo stabilire se sia arrivato il momento di integrare decompressione e allungamento controllato della colonna, mobilizzazione ed esercizio terapeutico, oppure se sia necessario modificare completamente la strategia.
Perché ridurre il dolore è importante. Ma restituire movimento e funzione al paziente è il vero obiettivo del percorso.
Conclusioni
La medicina rigenerativa non si propone di sostituire la chirurgia, ma di integrarla e, quando possibile, di evitarla. Un approccio basato su diagnosi precisa, terapie biologiche e riabilitazione personalizzata può offrire a molti pazienti una concreta possibilità di miglioramento, anche nei casi in cui un precedente intervento non abbia raggiunto i risultati sperati.
L’ernia del disco non è una condanna.
Oggi possiamo curarla in modo naturale e rigenerativo, aiutando il corpo a guarire da sé.
👉 Se soffri di dolore lombare o sciatico, non aspettare che peggiori.
Prenota una valutazione specialistica per capire se ozonoterapia o PRP sono la soluzione giusta per te.
👉 L’obiettivo non è più “convivere con la lombalgia”, ma eliminarla alla radice, restituendo alla schiena la sua funzionalità naturale.
👉 Non aspettare che il dolore diventi insopportabile.
👉 Cura oggi le tua schiena con la medicina rigenerativa.
👉 Dai al tuo corpo la possibilità di guarire con le sue stesse cellule.
👉 Contattaci oggi stesso per una visita approfondita con il Dr. Franco Giancola.
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