Donna over 60 con dolore al ginocchio, seduta accanto a una valigia e al ricordo del compagno, mentre guarda una meta di viaggio, simbolo della voglia di continuare a vivere e viaggiare nonostante l’artrosi.

HAI PERSO IL TUO COMPAGNO, NON LA VOGLIA DI VIVERE.

September 02, 20269 min read

HAI PERSO IL TUO COMPAGNO, NON LA VOGLIA DI VIVERE.

Vuoi vedere il mondo, ma le tue ginocchia ti fermano

Avevate ancora tanti posti da vedere insieme

C'era sempre un viaggio di cui parlavate.

“Prima o poi ci andiamo.”

Magari era una città europea.

Un viaggio lontano.

Un'isola.

Oppure semplicemente quel posto che avevate visto tante volte in televisione e che continuavate a promettervi di visitare.

Ma c'era sempre qualcosa da fare prima.

Il lavoro.

I figli.

La casa.

I genitori.

Gli impegni.

La vita.

E pensavate che ci sarebbe stato tempo.

Poi la vita ha deciso diversamente.

Lui non c'è più.

E nessuno può spiegarti davvero come si ricomincia dopo aver perso la persona con cui hai condiviso una parte così importante della tua esistenza.

La casa sembra diversa.

Ci sono oggetti che parlano.

Fotografie che improvvisamente fanno male.

Abitudini che non hanno più senso.

E quella sedia vuota che, qualche volta, sembra occupare tutta la stanza.

Hai attraversato giorni nei quali probabilmente non avevi voglia di andare da nessuna parte.

Poi, lentamente, qualcosa ha ricominciato a muoversi dentro di te.

Non sai neppure quando sia successo.

Un giorno hai pensato:

“Io sono ancora qui.”


Voler vivere non significa dimenticare

Questa è una cosa importante.

Forse hai persino provato un piccolo senso di colpa la prima volta che hai desiderato nuovamente qualcosa.

Una cena.

Una passeggiata.

Un vestito.

Un viaggio.

Un momento felice.

Ma continuare a vivere non significa dimenticare chi hai amato.

Puoi custodire una persona nel cuore e, nello stesso tempo, concederti ancora il diritto di essere curiosa della vita.

Puoi ricordare ciò che avete vissuto insieme e costruire nuovi ricordi.

Puoi sentire la sua mancanza e contemporaneamente desiderare di vedere il mondo.

Le due cose possono convivere.

Perché il lutto cambia la vita.

Ma non cancella necessariamente il desiderio di viverla.


E allora hai ricominciato a sognare

Forse una sera hai preso il telefono.

Hai guardato qualche fotografia.

Parigi.

Lisbona.

Siviglia.

Praga.

New York.

Il Giappone.

Una crociera.

Un piccolo paese sul mare.

E per qualche minuto ti sei vista lì.

Hai immaginato la valigia.

L'aeroporto.

Una camera d'albergo.

Una colazione senza fretta.

Una strada che non conosci.

Un tavolino in una piazza.

Hai pensato:

“Perché no?”

Poi hai abbassato gli occhi.

Hai pensato alle tue ginocchia.

E il sogno si è fermato.


“Ma io riesco ancora a camminare abbastanza?”

Questa domanda può essere più dolorosa della stessa artrosi.

Perché improvvisamente non stai più scegliendo un viaggio in base a ciò che desideri vedere.

Lo scegli in base a ciò che le tue ginocchia ti permettono di fare.

Quanto dista l'albergo?

Ci sono scale?

Quanto bisogna camminare?

Ci saranno posti dove sedersi?

Riuscirò a stare dietro agli altri?

E se il ginocchio comincia a farmi male lontano dall'albergo?

E se rallento tutti?

E allora magari chiudi quella pagina.

“Lasciamo perdere.”

Ma non hai rinunciato soltanto a una vacanza.

Hai rinunciato a qualcosa che rappresentava molto di più.

Un pezzo della vita che volevi ancora vivere.


L'artrosi non colpisce soltanto un'articolazione

Quando un ginocchio fa male, sulla radiografia possiamo vedere artrosi, riduzione dello spazio articolare, osteofiti o altre alterazioni.

Ma una radiografia non può mostrare tutto.

Non mostra la passeggiata alla quale hai rinunciato.

Non mostra la paura davanti alle scale.

Non mostra quella volta in cui hai detto alle amiche:

“Andate voi.”

Non mostra il viaggio che continui a rimandare.

Non mostra quanto ti pesa dover chiedere aiuto.

Non mostra la paura di cadere.

Non mostra quanto vorresti continuare a essere indipendente.

E soprattutto non mostra una delle conseguenze più silenziose del dolore:

la vita che progressivamente diventa più piccola.

Prima rinunci a una passeggiata.

Poi a una giornata fuori.

Poi a un viaggio.

Poi cominci a uscire meno.

Non perché hai perso interesse per il mondo.

Ma perché raggiungerlo è diventato troppo faticoso.


A 60, 70 o 80 anni non devi dimostrare niente a nessuno

Non devi tornare ad avere vent'anni.

Non devi correre una maratona.

Non devi combattere contro l'età.

Invecchiare non è una malattia.

E avere qualche ruga, qualche capello bianco o un corpo diverso da quello dei trent'anni non significa avere meno valore.

La vera domanda è un'altra:

Che cosa vorresti ancora poter fare?

Camminare lungo una spiaggia?

Visitare una città?

Andare a prendere tuo nipote a scuola?

Ballare a un matrimonio?

Fare la spesa senza dipendere da qualcuno?

Continuare a vivere nella tua casa?

Passeggiare con un'amica?

Prendere un aereo?

Salire su una nave?

Vedere finalmente quel luogo che hai sognato per quarant'anni?

Questi non sono desideri “da giovani”.

Sono desideri di una persona viva.


Il movimento, dopo i 60 anni, può significare libertà

Quando sei giovane, camminare sembra quasi scontato.

Con il passare degli anni comprendi quanto possa essere prezioso.

Camminare significa poter uscire.

Fare la spesa.

Vedere un'amica.

Andare al ristorante.

Prendere un treno.

Visitare un museo.

Viaggiare.

Vivere autonomamente.

Per questo proteggere la mobilità non significa inseguire la giovinezza.

Significa proteggere la propria indipendenza.

E quando il dolore porta a muoversi sempre meno può instaurarsi un circolo difficile: meno movimento può contribuire alla perdita di forza e sicurezza, rendendo alcune attività ancora più impegnative.

Interrompere questo percorso, quando possibile, significa lavorare non soltanto sul dolore ma anche sulla funzione e sulla qualità della vita.


Forse la tua paura più grande non è il dolore

Forse è quello che il dolore potrebbe portarti via.

La tua autonomia.

I tuoi viaggi.

Le tue amicizie.

La possibilità di uscire quando vuoi.

La sicurezza di vivere da sola.

La capacità di occuparti di te stessa.

La libertà di dire:

“Domani parto.”

Perché dopo aver perso una persona importante hai già dovuto accettare qualcosa che non avevi scelto.

È comprensibile desiderare che anche il dolore non cominci a scegliere al posto tuo.


Ma significa che la Medicina Rigenerativa può risolvere la tua artrosi?

Non necessariamente.

Ed è importante dirtelo con chiarezza.

La Medicina Rigenerativa non dovrebbe essere presentata come una promessa di ricostruire magicamente una cartilagine consumata.

Non esiste un trattamento adatto a tutte.

E soprattutto non tutte le persone con artrosi sono candidate allo stesso percorso.

Esistono diversi livelli di artrosi.

Esistono ginocchia molto diverse tra loro.

Contano il dolore, la mobilità, la forza, l'allineamento, le condizioni generali, gli esami, le terapie già effettuate e molti altri fattori.

Per questo il punto di partenza dovrebbe essere una valutazione specialistica individuale.


Una visita dovrebbe cominciare da te, non da una procedura

Quando incontro una persona con artrosi, una delle domande più importanti non dovrebbe essere soltanto:

“Dove le fa male?”

Vorrei sapere:

“Che cosa non riesce più a fare?”

Perché è lì che comprendiamo quanto il problema stia incidendo realmente sulla sua vita.

E poi c'è una domanda ancora più importante:

“Che cosa vorrebbe tornare a fare?”

La risposta potrebbe essere:

“Vorrei tornare a fare la spesa.”

“Vorrei riuscire a salire le scale.”

“Vorrei giocare con mio nipote.”

“Vorrei poter vivere da sola.”

Oppure:

“Dottore, vorrei semplicemente riuscire a viaggiare.”

Quello diventa il nostro obiettivo.

Non promettere un ginocchio nuovo.

Non inseguire una radiografia perfetta.

Cercare, quando realisticamente possibile, di recuperare funzione, movimento e qualità della vita.


Prima di decidere un trattamento, bisogna capire la tua situazione

Una valutazione specialistica può servire a studiare gli esami, comprendere il livello dell'artrosi, valutare ciò che hai già provato e stabilire quali possibilità conservative possano avere senso.

In alcuni pazienti possono essere considerate strategie riabilitative, esercizio terapeutico e specifiche procedure infiltrative o di Medicina Rigenerativa.

In altri casi queste opzioni potrebbero non essere appropriate.

E talvolta una soluzione chirurgica può rappresentare la scelta più indicata.

Anche sapere che un trattamento non è adatto a te è una risposta importante.

Perché una medicina seria non dovrebbe convincerti a fare qualcosa.

Dovrebbe aiutarti a scegliere bene.


Porta gli esami. Ma porta soprattutto il tuo progetto di vita.

Quando andrai alla visita, porta le radiografie.

La risonanza, se disponibile.

I referti.

L'elenco dei trattamenti già effettuati.

Ma porta anche qualcosa che non entra in nessuna cartella clinica.

Porta il tuo sogno.

Racconta dove vorresti andare.

Racconta cosa ti manca.

Racconta cosa non riesci più a fare.

Racconta quale parte della tua autonomia vuoi proteggere.

Perché curare una persona anziana o adulta matura non dovrebbe significare semplicemente trattare una radiografia.

Significa chiedersi:

“Quale vita vogliamo aiutarla a continuare a vivere?”


Forse quel viaggio oggi significa più di quanto significasse prima

Una volta sarebbe stata una vacanza.

Oggi potrebbe rappresentare qualcosa di diverso.

Potrebbe significare ricominciare.

Potrebbe essere il momento in cui scopri che puoi ancora fare qualcosa da sola.

Potrebbe essere una promessa che fai a te stessa.

Potrebbe persino essere un modo per portare con te, in maniera diversa, la persona che hai amato.

Magari un giorno sarai davanti a un panorama che avevate sempre desiderato vedere insieme.

Ti fermerai.

Penserai a lui.

Forse sorriderai.

Forse piangerai.

Probabilmente entrambe le cose.

E forse dentro di te dirai:

“Ce l'ho fatta. Sono arrivata fin qui.”


Il primo passo non è prenotare un viaggio

E non è neppure decidere oggi di fare un trattamento.

Il primo passo è capire quanto della tua mobilità possiamo realisticamente provare a recuperare.

Se l'artrosi e il dolore alle ginocchia stanno limitando seriamente la tua capacità di camminare, una Visita Specialistica di Medicina Rigenerativa può aiutarti a comprendere il tuo quadro e valutare se esistono strategie appropriate per te.

Senza promesse.

Senza illusioni.

Con un obiettivo concreto:

aiutarti a preservare quanto più possibile movimento, autonomia e qualità della vita.

Perché non devi tornare giovane.

Devi poter continuare a essere te stessa.

Hai già perso qualcuno che amavi.

Non permettere alla paura di farti rinunciare automaticamente anche a tutto ciò che ami ancora della vita.

Forse hai ancora città da conoscere.

Mari da vedere.

Persone da incontrare.

Nipoti da accompagnare.

Tavoli intorno ai quali ridere.

Mattine nelle quali svegliarti e avere un programma.

E forse, da qualche parte, c'è ancora quella valigia.

Non sappiamo ancora se e quanto un percorso terapeutico potrà aiutarti.

Ma possiamo iniziare da una domanda:

DOVE VORRESTI ANDARE, SE LE TUE GINOCCHIA TE LO PERMETTESSERO?

Vuoi sapere se questo trattamento fa per te?

Se soffri di dolore al ginocchio o stai cercando un'alternativa all'intervento, potresti essere un buon candidato per la terapia con cellule staminali.

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Dr. Franco Giancola

Dr. Franco Giancola

Il Dott. Franco Giancola è un Medico Chirurgo e Odontoiatra con oltre 30 anni di esperienza, specializzato in odontoiatria biologica, omeopatia, agopuntura ed esperto in Medicina Rigenerativa Multidisciplinare per il trattamento dell'artrosi e disturbi articolari, offrendo alternative non chirurgiche alle Protesi di Anca e Ginocchio. Utilizza tecniche avanzate come il PRP (Plasma Ricco di Piastrine) e Infiltrazioni con Cellule Staminali Mesenchimali per ginocchio, spalla e anca, prelevate dalla tibia, per favorire la rigenerazione naturale dei tessuti articolari e recuperare la mobilità, senza ricorrere a protesi o chirurgia. Riceve su appuntamento in Italia e Spagna, con sedi a Roma, Napoli, Modena, San Marino e Barcellona.

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