
IL TENNIS È LA TUA PASSIONE. DAVVERO UNA LESIONE DEL SOVRASPINATO DEVE FARTI SMETTERE?
IL TENNIS È LA TUA PASSIONE. DAVVERO UNA LESIONE DEL SOVRASPINATO DEVE FARTI SMETTERE?
Quando il problema non è soltanto il dolore alla spalla
Se ami il tennis, sai che non è semplicemente uno sport.
È la partita con gli amici. È il torneo del circolo. È quel rovescio che continui a perfezionare. È il piacere di entrare in campo, impugnare la racchetta e sentirti ancora competitivo.
Poi, un giorno, la spalla comincia a fare male.
All'inizio solo durante il servizio. Poi nello smash. Magari senti dolore anche quando alzi il braccio per prendere qualcosa da uno scaffale o quando dormi sul lato interessato.
Continui a giocare.
Riduci la forza del servizio. Modifichi inconsciamente il gesto. Eviti alcuni colpi.
Finché arriva la risonanza magnetica e nel referto compare una frase che preoccupa molti tennisti:
“Lesione del tendine sovraspinato.”
La prima domanda spesso non è: “Che cosa significa?”
È:
“Dovrò smettere di giocare a tennis?”
Non necessariamente.
Una lesione del sovraspinato deve essere interpretata nel contesto della persona, della sua spalla, dei sintomi, della funzione e degli obiettivi sportivi. In molti casi esistono strategie conservative e, in pazienti selezionati, possibilità nell'ambito della Medicina Rigenerativa che meritano di essere valutate prima di arrivare a conclusioni definitive.
Perché il sovraspinato è così importante nel tennis?
Il sovraspinato fa parte della cuffia dei rotatori, insieme a sottospinato, piccolo rotondo e sottoscapolare.
Questi muscoli e i loro tendini hanno un ruolo fondamentale nel movimento e nella stabilizzazione della spalla.
Nel tennis la spalla viene sottoposta ripetutamente a movimenti ad alta velocità, soprattutto durante:
servizio;
smash;
diritto;
fasi di accelerazione e decelerazione del braccio.
Il servizio, in particolare, è un gesto biomeccanicamente complesso che coinvolge tutto il corpo: gambe, bacino, tronco, scapola, spalla, gomito e polso.
Quando questa catena cinetica perde efficienza, una parte del carico può concentrarsi maggiormente sulla spalla.
E dopo centinaia o migliaia di servizi, stagione dopo stagione, il tendine può iniziare a soffrire.
Dopo i 40-50 anni la situazione cambia
Con l'età i tendini cambiano.
Questo non significa che dopo i 50 anni bisogna smettere di fare sport. Al contrario, mantenere attività fisica, forza e mobilità è fondamentale per un invecchiamento attivo.
Ma significa che dobbiamo rispettare maggiormente la biologia dei tessuti e la loro capacità di recupero.
Nel tennista maturo possono sommarsi diversi fattori:
età + carichi ripetitivi + tecnica + riduzione della forza + alterazioni scapolari + precedenti traumi + degenerazione tendinea.
Per questo una spalla che per anni ha tollerato perfettamente tre partite alla settimana può, a un certo punto, iniziare a manifestare dolore.
Tendinopatia o lesione del sovraspinato?
Non sono la stessa cosa.
Il tendine può presentare differenti livelli di sofferenza: dalla tendinopatia fino alle lesioni parziali o complete.
Possiamo avere, per esempio:
Tendinopatia del sovraspinato
Il tendine presenta alterazioni strutturali senza necessariamente essere interrotto.
Lesione parziale
Solo una parte dello spessore del tendine è interessata.
Lesione a tutto spessore
La discontinuità coinvolge l'intero spessore tendineo.
Ma c'è un concetto ancora più importante.
Non dobbiamo curare soltanto la risonanza magnetica
Una lesione visibile alla RM non determina automaticamente la gravità clinica del problema.
Esistono persone con alterazioni della cuffia che hanno pochi sintomi e altre con lesioni apparentemente meno importanti ma dolore e limitazione funzionale significativi.
Per questo la domanda corretta non è soltanto:
“Quanto è grande la lesione?”
Dobbiamo chiederci anche:
Quanto dolore hai?
Hai perso forza?
Riesci ad alzare completamente il braccio?
Hai dolore notturno?
Da quanto tempo è iniziato?
Riesci ancora a servire?
Qual è il tuo livello di gioco?
Quante volte giochi alla settimana?
Hai avuto un trauma?
Quali terapie hai già effettuato?
Qual è la qualità del tendine?
Come funziona la scapola?
Qual è la situazione del resto della cuffia?
E soprattutto:
che cosa vuoi tornare a fare?
Per un tennista appassionato questa domanda è fondamentale.
Il primo obiettivo non è “riparare una risonanza”
Quando una persona entra nel mio studio dicendo:
“Dottore, voglio tornare a giocare a tennis”
quello diventa un elemento importante nella costruzione del percorso terapeutico.
Il trattamento non dovrebbe avere come unico obiettivo quello di ridurre temporaneamente il dolore.
Dovrebbe cercare, quando possibile, di recuperare:
movimento, forza, controllo neuromuscolare, tolleranza al carico e gesto sportivo.
Perché non basta riuscire ad alzare il braccio.
Un tennista vuole tornare a servire.
La Medicina Rigenerativa può aiutare?
È qui che bisogna evitare due estremi.
Il primo è pensare che qualsiasi lesione della cuffia debba essere operata.
Il secondo è credere che un'infiltrazione di Medicina Rigenerativa possa semplicemente “ricostruire” qualsiasi tendine lesionato.
Nessuna delle due affermazioni è corretta in termini assoluti.
La Medicina Rigenerativa può rappresentare una possibilità terapeutica all'interno di un percorso più ampio, ma deve essere utilizzata con indicazioni appropriate e aspettative realistiche.
Non esiste “l'infiltrazione per il sovraspinato”.
Esiste il paziente con una determinata lesione, una determinata storia e uno specifico obiettivo funzionale.
PRP e lesioni del sovraspinato
Una delle strategie ortobiologiche maggiormente utilizzate nelle patologie tendinee è il PRP – Platelet Rich Plasma, plasma ricco di piastrine ottenuto dal sangue del paziente.
Il razionale non consiste nel “incollare” il tendine.
Le piastrine rilasciano numerosi mediatori biologici coinvolti nei processi di riparazione e modulazione dell'ambiente tissutale.
In determinati quadri di tendinopatia e alcune lesioni parziali, il PRP può essere preso in considerazione nell'ambito di una strategia conservativa.
La risposta, tuttavia, non è identica per tutti.
Dipende dal tipo di lesione, dalla sua estensione, dalla qualità del tessuto, dall'età biologica, dal carico sportivo e dal programma riabilitativo associato.
Onde d'urto focali: un altro possibile strumento
In alcune tendinopatie della spalla, soprattutto in quadri selezionati come determinate tendinopatie calcifiche, le onde d'urto extracorporee possono rappresentare un'altra opzione terapeutica.
Le onde d'urto focali producono uno stimolo meccanico sui tessuti.
Questo introduce un concetto molto interessante della Medicina Rigenerativa moderna:
la meccanobiologia
Le cellule rispondono agli stimoli meccanici.
Per questo il recupero di un tendine non dipende soltanto da ciò che possiamo infiltrare.
Dipende anche da come quel tessuto viene progressivamente caricato.
Ed è precisamente qui che la riabilitazione assume un ruolo centrale.
PRP senza riabilitazione? Manca una parte fondamentale
Questo è uno degli errori più frequenti.
Il paziente riceve un trattamento infiltrativo e aspetta che “faccia effetto”.
Ma un tendine deve tornare progressivamente a tollerare il carico.
Il percorso può quindi comprendere, a seconda del caso:
recupero della mobilità;
rinforzo progressivo della cuffia;
stabilizzazione scapolare;
lavoro propriocettivo;
recupero della forza;
controllo della catena cinetica;
progressione dei carichi;
recupero graduale dei gesti specifici del tennis.
Poi arriva il momento decisivo:
ritornare alla racchetta.
Prima colpi controllati.
Poi diritto e rovescio.
Successivamente volée e smash.
Infine, quando le condizioni lo consentono, il servizio viene progressivamente reintrodotto aumentando volume e intensità.
L'obiettivo non è semplicemente il Return to Play.
È cercare di arrivare al Return to Performance: tornare a giocare con sicurezza e con una spalla capace di sostenere nuovamente le richieste del tennis.
E le cellule mesenchimali o il concentrato midollare?
Gli ortobiologici derivati dal midollo osseo sono oggetto di grande interesse nella Medicina Rigenerativa muscolo-scheletrica.
Tuttavia, nelle lesioni della cuffia dei rotatori, le indicazioni e le evidenze devono essere valutate con attenzione.
Non possiamo presentare questi trattamenti come una terapia capace di rigenerare automaticamente un tendine rotto.
In casi selezionati possono essere considerate strategie biologiche nell'ambito di percorsi specialistici, ma la decisione deve derivare da una valutazione clinica precisa e dall'analisi delle alternative disponibili.
Più sofisticato è il trattamento, più precisa deve essere l'indicazione.
Quando invece bisogna valutare il chirurgo?
La Medicina Rigenerativa non deve diventare un modo per rimandare indiscriminatamente una chirurgia quando questa è realmente indicata.
Una lesione traumatica importante, una perdita significativa di forza, alcune lesioni complete o progressive e determinati quadri clinici possono richiedere una valutazione ortopedico-chirurgica.
Anche questo significa fare buona Medicina Rigenerativa:
sapere quando utilizzarla e sapere quando non utilizzarla.
Ecografia e risonanza: vedere il tendine prima di decidere
La valutazione del tennista con dolore alla spalla dovrebbe partire dall'anamnesi e dall'esame clinico.
Quando indicato, possiamo integrare:
ecografia muscolo-scheletrica e risonanza magnetica.
L'ecografia consente una valutazione dinamica della cuffia e può essere particolarmente utile anche per guidare con precisione eventuali procedure infiltrative.
La risonanza fornisce invece informazioni importanti sulla morfologia della lesione e sulle altre strutture articolari.
Ma entrambe devono rispondere a una domanda clinica.
Le immagini aiutano il medico. Non sostituiscono la visita.
Il tuo servizio può raccontarci cosa sta succedendo alla tua spalla
Nel tennista non dovremmo limitarci a chiedere:
“Dove fa male?”
Dobbiamo capire anche:
“Quando fa male?”
Durante la preparazione del servizio?
Nella fase di accelerazione?
Quando colpisci la palla?
Durante la decelerazione?
Dopo la partita?
La notte successiva?
Queste informazioni possono aiutarci a comprendere meglio il rapporto tra tendine, biomeccanica e carico sportivo.
Perché talvolta trattare esclusivamente la sede del dolore senza correggere ciò che continua a sovraccaricarla significa lasciare irrisolta una parte del problema.
Hai più di 50 anni? Il tuo obiettivo non dovrebbe essere smettere di muoverti
Molti tennisti maturi commettono un errore comprensibile.
La spalla fa male e smettono completamente di giocare.
Passano settimane.
Poi mesi.
Il dolore magari diminuisce, ma diminuiscono anche forza, coordinazione e fiducia.
Quando provano a tornare in campo, la spalla non è pronta.
Il problema ricomincia.
Il riposo può essere necessario in alcune fasi, ma riposo e recupero funzionale non sono sinonimi.
Quando clinicamente possibile, l'obiettivo dovrebbe essere costruire un ritorno progressivo all'attività.
La racchetta non deve necessariamente finire nell'armadio
Una diagnosi di lesione del sovraspinato non significa automaticamente la fine del tennis.
Significa che è arrivato il momento di capire perché la spalla fa male, quale struttura è realmente responsabile dei sintomi e quanta capacità funzionale può essere recuperata.
In alcuni pazienti sarà sufficiente un programma riabilitativo ben costruito.
In altri potremo valutare trattamenti complementari.
In casi selezionati, PRP, onde d'urto focali o altre strategie di Medicina Rigenerativa possono trovare spazio all'interno del percorso.
In altri ancora, la soluzione migliore sarà una valutazione chirurgica.
Non esiste una terapia uguale per tutti.
Esiste una domanda che per il tennista conta molto di più:
“Cosa possiamo fare per permettermi di tornare in campo?”
Ed è da quella domanda che dovrebbe iniziare il percorso.
Perché il tennis può essere molto più di uno sport. Può essere movimento, amicizia, competizione, benessere e una parte importante della propria vita.
Una lesione del sovraspinato merita quindi una diagnosi.
Non una sentenza.
Vuoi capire se puoi tornare a giocare?
Se hai una lesione del sovraspinato, soffri di dolore alla spalla durante il servizio o hai già provato diverse terapie senza riuscire a tornare al tuo livello di gioco, il primo passo è una Valutazione Specialistica di Medicina Rigenerativa e Medicina dello Sport.
L'obiettivo è analizzare la lesione, la funzione della spalla, gli esami diagnostici e soprattutto il tuo obiettivo sportivo, per stabilire quali possibilità terapeutiche siano realmente appropriate.
La domanda non è soltanto come trattare il tuo sovraspinato.
È come aiutarti, quando possibile, a tornare a fare ciò che ami
Le cellule staminali in ortopedia rappresentano oggi una risorsa concreta per chi soffre di dolori articolari e vuole evitare o ritardare soluzioni invasive.
Se hai problemi a ginocchio, spalla o caviglia e vuoi valutare un trattamento rigenerativo personalizzato, richiedi una consulenza specialistica: insieme valuteremo se questa soluzione è adatta al tuo caso.
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