Donna over 60 durante una valutazione specialistica del dolore con scala visiva, affiancata da rappresentazione delle articolazioni dolorose, terapia rigenerativa e ritorno a una vita attiva.

LA SCALA DEL DOLORE: IL PRIMO PASSO PRIMA DI UNA TERAPIA RIGENERATIVA

September 26, 2026•10 min read

LA SCALA DEL DOLORE: IL PRIMO PASSO PRIMA DI UNA TERAPIA RIGENERATIVA

Prima di chiedere quale terapia fare, dobbiamo capire quanto, come e quando ti fa male

“Dottore, nel mio caso è meglio il PRP, le cellule staminali o le onde d’urto?”

È una delle domande che più frequentemente mi vengono rivolte da chi soffre di dolore al ginocchio, alla spalla, all’anca, alla caviglia o alla colonna vertebrale.

La domanda è comprensibile.

Ma nella mia esperienza il percorso dovrebbe iniziare da un'altra domanda:

Quanto ti fa male, quando compare il dolore e cosa non riesci più a fare a causa di quel dolore?

Prima della tecnologia viene la valutazione.

Prima della procedura viene la diagnosi.

E prima di scegliere una possibile terapia rigenerativa, dobbiamo cercare di misurare il problema che vogliamo trattare.

È qui che entrano in gioco la scala del dolore e le scale di valutazione funzionale.


Il dolore è soggettivo. Ma possiamo misurarlo.

Il dolore è un'esperienza personale.

Due persone con la stessa diagnosi possono percepirlo in maniera completamente diversa.

Per questo in medicina vengono utilizzate scale validate che consentono di trasformare la percezione del paziente in un parametro che possiamo registrare e confrontare nel tempo.

Una delle più semplici è la NRS – Numeric Rating Scale.

Al paziente viene chiesto:

“Da 0 a 10, quanto dolore senti?”

0 = nessun dolore

10 = il peggior dolore immaginabile

Un'altra possibilità è la VAS – Visual Analogue Scale, che utilizza una rappresentazione visiva dell'intensità del dolore.

Sono strumenti apparentemente semplici.

Ma possono fornire informazioni molto utili, soprattutto se vengono utilizzati prima del trattamento e durante i successivi controlli.


Un numero da 0 a 10, però, non basta

Immaginiamo due pazienti che riferiscono entrambi:

Dolore: 7/10.

Sembrerebbero avere lo stesso problema.

Ma il primo paziente avverte dolore 7 soltanto quando corre.

Il secondo ha dolore 7 camminando pochi metri, durante la notte e persino a riposo.

Quel 7 non racconta quindi la stessa storia.

Per questo considero utile approfondire almeno quattro condizioni:

DOLORE A RIPOSO

Quanto fa male quando non stai utilizzando l'articolazione?

DOLORE AL MOVIMENTO

Cosa accade quando fletti il ginocchio, sollevi il braccio o muovi la colonna?

DOLORE SOTTO CARICO

Quanto aumenta camminando, salendo le scale, correndo o praticando sport?

DOLORE NOTTURNO

Il dolore ti sveglia? Ti impedisce di trovare una posizione confortevole?

Quattro informazioni semplici possono già costruire un quadro molto più utile rispetto a un singolo numero.


Come descriveresti il tuo dolore?

L'intensità è soltanto una parte della valutazione.

È importante capire anche come viene percepito il dolore.

Chiedo spesso ai miei pazienti:

“Se dovessi descriverlo con una parola, quale utilizzeresti?”

Profondo?

Pungente?

Bruciante?

Trafittivo?

Pulsante?

Come una scossa elettrica?

Associato a formicolio?

Queste caratteristiche possono aiutare il medico a comprendere quali meccanismi possano contribuire maggiormente ai sintomi.


Dolore meccanico, infiammatorio o neuropatico: non sono la stessa cosa

In maniera necessariamente semplificata, nel dolore muscoloscheletrico possiamo riconoscere caratteristiche differenti.

Dolore prevalentemente meccanico

Può comparire o aumentare con determinati movimenti, attività o con il carico.

È frequente in molte problematiche articolari, tendinee e muscoloscheletriche.

Componente infiammatoria

In alcuni quadri può associarsi a rigidità, gonfiore, dolore a riposo o altre manifestazioni cliniche.

Componente neuropatica

Bruciore, scosse elettriche, formicolio, alterazioni della sensibilità o dolore irradiato possono suggerire la necessità di valutare anche il coinvolgimento del sistema nervoso.

Quando appropriato possiamo utilizzare questionari di screening come DN4 o painDETECT.

Ma c'è un aspetto ancora più importante:

nello stesso paziente possono coesistere più componenti del dolore.

Ed è uno dei motivi per cui non considero corretto applicare automaticamente la stessa terapia a tutti i pazienti con la stessa diagnosi.


La risonanza mostra una lesione. Ma non misura quanto soffri.

Radiografie, ecografie, TC e risonanza magnetica sono strumenti fondamentali.

Ma dobbiamo ricordare che mostrano principalmente strutture anatomiche e alterazioni morfologiche.

Non possono dirci direttamente quanto dolore prova quella persona.

Due pazienti possono avere immagini radiologiche apparentemente simili e situazioni completamente differenti.

Uno continua a lavorare, camminare e praticare sport.

L'altro non riesce più a salire una scala e dorme male da mesi.

Per questo considero fondamentale correlare:

IMAGING + DOLORE + ESAME CLINICO + FUNZIONE

La risonanza è importante.

Ma deve essere interpretata insieme al paziente, non al posto del paziente.


Dal dolore alla funzione: cosa non riesci più a fare?

C'è una domanda che considero particolarmente importante durante la valutazione:

“Qual è la cosa che il dolore ti impedisce di fare e che vorresti tornare a fare?”

Camminare mezz'ora?

Salire le scale?

Dormire senza svegliarti?

Lavorare?

Viaggiare?

Giocare a tennis o a padel?

Andare in bicicletta?

Giocare con i nipoti?

Questa risposta spesso vale quanto il numero della scala del dolore.

Perché il nostro obiettivo non dovrebbe essere soltanto abbassare un numero.

Dovrebbe essere recuperare, quando possibile, funzione, autonomia e qualità di vita.


Le scale funzionali: non misuriamo soltanto il dolore

Per questo alla scala del dolore possono essere associati questionari validati specifici per le diverse articolazioni.

Tra quelli maggiormente utilizzati troviamo:

  • WOMAC per dolore, rigidità e funzione nell'artrosi di ginocchio e anca;

  • KOOS per il ginocchio;

  • HOOS per l'anca;

  • SPADI per dolore e disabilità della spalla;

  • QuickDASH per la funzione dell'arto superiore;

  • FAOS e FAAM per piede e caviglia;

  • Oswestry Disability Index (ODI) per la lombalgia;

  • Neck Disability Index (NDI) per il rachide cervicale.

Questi strumenti ci consentono di creare una fotografia iniziale del paziente.

E soprattutto permettono di confrontarla con ciò che accade dopo il trattamento.


Il mio principio: prima misuriamo, poi decidiamo

Quando valuto un paziente nell'ambito della Medicina Rigenerativa e della Terapia del Dolore, cerco di non partire dalla procedura.

Il percorso ideale può essere rappresentato così:

1. MISURARE IL DOLORE

Quanto fa male?

2. CARATTERIZZARE IL DOLORE

Quando e come compare?

3. VALUTARE LA FUNZIONE

Cosa riesce e cosa non riesce più a fare il paziente?

4. ESEGUIRE L'ESAME CLINICO

Quali strutture e movimenti sembrano coinvolti?

5. CORRELARE L'IMAGING

Gli esami sono coerenti con i sintomi?

6. DEFINIRE L'OBIETTIVO

Cosa vogliamo realisticamente recuperare?

7. SCEGLIERE LA STRATEGIA

Solo a questo punto possiamo discutere quale trattamento abbia senso valutare.

In altre parole:

DOLORE → FUNZIONE → DIAGNOSI → OBIETTIVO → TERAPIA

Non il contrario.


PRP, ortobiologici o onde d'urto? La procedura viene dopo

Oggi il paziente arriva spesso alla visita dopo aver cercato informazioni su Internet.

E quindi domanda direttamente:

“Posso fare il PRP?”

oppure:

“Le cellule staminali funzionano nel mio caso?”

o ancora:

“Posso evitare l'intervento con le onde d'urto?”

Ma la Medicina Rigenerativa non dovrebbe essere un catalogo di procedure.

A seconda della diagnosi e delle caratteristiche del paziente possiamo valutare, quando appropriate, strategie come:

PRP, ortobiologici, onde d'urto focali, ozonoterapia, esercizio terapeutico, riabilitazione, agopuntura e altre procedure conservative o mini-invasive.

Talvolta può essere indicato un singolo trattamento.

In altri casi può essere più appropriato un percorso combinato.

E qualche volta una procedura rigenerativa non è la soluzione corretta.

Saperlo riconoscere è parte integrante della competenza clinica.


La terapia migliore non è necessariamente quella più sofisticata

Questo è un concetto al quale tengo particolarmente.

L'innovazione tecnologica è importante.

Ma una procedura avanzata applicata al paziente sbagliato rimane una procedura sbagliata.

Il valore del medico non consiste soltanto nel conoscere o eseguire PRP, ortobiologici o altre tecniche.

Consiste soprattutto nel sapere:

quando utilizzarle;

per quale paziente;

con quale obiettivo;

come integrarle con altre strategie;

e quando non utilizzarle.

È questa capacità di selezione che, nella mia esperienza, fa la differenza tra una procedura isolata e un vero percorso terapeutico.


Come possiamo sapere se il trattamento ha funzionato?

Immaginiamo un paziente che prima del trattamento riferisca:

dolore durante la camminata: 8/10.

Dopo alcune settimane riferisce:

4/10.

È un'informazione importante.

Ma voglio sapere anche:

Prima camminava 5 minuti. Quanto cammina oggi?

Prima si svegliava tre volte durante la notte. Dorme meglio?

Prima evitava le scale. Oggi riesce a farle?

Prima aveva smesso di giocare a tennis. È riuscito a tornare in campo?

Possiamo inoltre utilizzare strumenti come il Patient Global Impression of Change (PGIC) per valutare la percezione globale del cambiamento da parte del paziente.

In questo modo il risultato non è soltanto:

“Sto meglio.”

Diventa qualcosa che possiamo cercare di misurare e documentare nel tempo.


Il vero obiettivo non è sempre dolore zero

Quando un paziente entra nel mio studio, naturalmente vorrebbe eliminare completamente il dolore.

È comprensibile.

Ma soprattutto nelle patologie croniche e degenerative dobbiamo definire obiettivi realistici e clinicamente significativi.

Passare da dolore 8 a dolore 3 o 4 può essere importante.

Ma può essere ancora più importante se contemporaneamente il paziente:

torna a camminare, dorme meglio, recupera autonomia e riprende un'attività che aveva abbandonato.

Per questo non mi interessa soltanto chiedere:

“Quanto dolore hai?”

Mi interessa anche chiedere:

“Che cosa vuoi tornare a fare?”


Prova a costruire la tua scala del dolore

Se soffri di un problema osteoarticolare, prima della prossima visita prova a rispondere a queste domande:

1. Quanto dolore ho a riposo da 0 a 10?

2. Quanto dolore ho durante il movimento da 0 a 10?

3. Quanto dolore ho sotto carico da 0 a 10?

4. Ho dolore durante la notte?

5. Come descriverei il dolore?

6. Dove è localizzato?

7. Qual è l'attività che oggi mi limita maggiormente?

8. Qual è la cosa che vorrei tornare a fare?

Queste informazioni possono rendere la visita molto più utile.

Perché permettono di trasformare:

“Mi fa male il ginocchio”

in un quadro clinico molto più preciso.


La scala del dolore non sceglie la terapia. Aiuta il medico a scegliere meglio.

È importante chiarire questo punto.

Non esiste un punteggio che possa stabilire automaticamente:

“VAS 7 = PRP”

oppure:

“VAS 9 = cellule staminali”.

Sarebbe una semplificazione sbagliata.

La scala è uno strumento.

La decisione nasce dall'integrazione tra:

SCALA DEL DOLORE + CARATTERISTICHE DEL DOLORE + FUNZIONE + ESAME CLINICO + IMAGING + STORIA DEL PAZIENTE + OBIETTIVI

È questa integrazione che permette di costruire una strategia realmente personalizzata.


Medicina Rigenerativa: il valore non è nella siringa, ma nella decisione

Viviamo in un momento in cui si parla moltissimo di nuove procedure, cellule, fattori di crescita e tecnologie.

Ma c'è un rischio:

innamorarsi della terapia prima di aver compreso il problema.

Dopo anni dedicati alla Medicina Rigenerativa e alla Terapia del Dolore, considero sempre più importante un principio:

La procedura viene dopo il ragionamento clinico.

Perché il valore della Medicina Rigenerativa non consiste nell'avere più trattamenti da proporre.

Consiste nel cercare di capire quale trattamento abbia senso per quella persona, in quel momento e per quell'obiettivo.


Prima di chiedere “quale terapia?”, misura il tuo dolore

Se soffri di dolore al ginocchio, alla spalla, all'anca, alla caviglia o alla colonna e stai pensando a una terapia rigenerativa, prova quindi a non partire dalla procedura.

Parti da te.

Quanto ti fa male?

Quando ti fa male?

Come ti fa male?

Cosa non riesci più a fare?

Cosa vorresti recuperare?

La risposta a queste domande non sostituisce la diagnosi.

Ma può rappresentare il primo passo verso una valutazione più precisa e una terapia più personalizzata.

Perché due pazienti possono avere la stessa artrosi.

Ma non necessariamente hanno lo stesso dolore, la stessa limitazione o bisogno della stessa terapia.


Vuoi valutare il tuo dolore prima di scegliere una terapia rigenerativa?

Se hai già effettuato radiografie, ecografie o risonanze e vuoi capire quali possibilità terapeutiche possano essere considerate nel tuo caso, il primo passo può essere una Valutazione Specialistica di Medicina Rigenerativa e Terapia del Dolore.

L'obiettivo non è proporti automaticamente PRP, ortobiologici o un'altra procedura.

È prima di tutto comprendere il problema, misurare il dolore, valutare la funzione e definire un obiettivo terapeutico realistico.

Solo dopo possiamo discutere quale percorso abbia realmente senso..

👉 Contattaci oggi stesso per una visita approfondita con il Dr. Franco Giancola.

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Dr. Franco Giancola

Dr. Franco Giancola

Il Dott. Franco Giancola è un Medico Chirurgo e Odontoiatra con oltre 30 anni di esperienza, specializzato in odontoiatria biologica, omeopatia, agopuntura ed esperto in Medicina Rigenerativa Multidisciplinare per il trattamento dell'artrosi e disturbi articolari, offrendo alternative non chirurgiche alle Protesi di Anca e Ginocchio. Utilizza tecniche avanzate come il PRP (Plasma Ricco di Piastrine) e Infiltrazioni con Cellule Staminali Mesenchimali per ginocchio, spalla e anca, prelevate dalla tibia, per favorire la rigenerazione naturale dei tessuti articolari e recuperare la mobilità, senza ricorrere a protesi o chirurgia. Riceve su appuntamento in Italia e Spagna, con sedi a Roma, Napoli, Modena, San Marino e Barcellona.

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