
LA STORIA DI PAOLA: UNA FRATTURA A 90 ANNI CHE NON DEVE SIGNIFICARE RINUNCIA
LA STORIA DI PAOLA: UNA FRATTURA A 90 ANNI CHE NON DEVE SIGNIFICARE RINUNCIA
Paola ha 90 anni. È una donna lucida, autonoma e ancora desiderosa di mantenere la propria indipendenza. Una mattina, una banale caduta domestica cambia improvvisamente la situazione: un forte dolore alla spalla destra e l'impossibilità di muovere il braccio.
La radiografia eseguita presso il Policlinico evidenzia una frattura ingradata (composta) della testa dell'omero, associata a un piccolo frammento osseo sul versante del trochite.
In termini semplici, l'osso si è rotto ma i frammenti sono rimasti sostanzialmente in posizione, una situazione molto diversa dalle fratture scomposte che spesso richiedono un intervento chirurgico urgente.
Nel caso di Paola, inoltre, il quadro clinico è reso più delicato dalla presenza di:
età molto avanzata (90 anni);
allergia a molteplici antibiotici;
allergia all'adrenalina;
allergia ad anestetici locali.
Questi fattori aumentano notevolmente i rischi di un eventuale intervento chirurgico e rendono particolarmente interessante un approccio conservativo e rigenerativo.
Perché l'immobilizzazione è il primo trattamento
Nelle prime settimane l'obiettivo principale è consentire alla frattura di consolidare.
L'utilizzo di un tutore reggibraccio permette:
riduzione del dolore;
protezione dei frammenti ossei;
diminuzione dell'infiammazione;
formazione del callo osseo iniziale.
Generalmente nelle fratture composte della testa dell'omero l'immobilizzazione viene mantenuta per circa 3-4 settimane, con controlli radiografici periodici.
L'errore più frequente è iniziare movimenti troppo energici nelle prime fasi, rischiando di trasformare una frattura composta in una frattura dislocata.
Il possibile ruolo della camera iperbarica
La ossigenoterapia iperbarica potrebbe rappresentare un valido supporto biologico.
L'aumento della quantità di ossigeno disponibile nei tessuti favorisce:
angiogenesi (formazione di nuovi vasi);
attività degli osteoblasti;
guarigione dei tessuti molli;
riduzione dell'edema post-traumatico.
Nei pazienti anziani, dove la microcircolazione è spesso compromessa, l'iperbarica può contribuire a creare condizioni metaboliche più favorevoli alla riparazione ossea.
Non sostituisce l'immobilizzazione ma può essere considerata una terapia complementare.
L'ozonoterapia sistemica
Durante la fase iniziale potrebbe essere utile associare Grande AutoEmo Infusione (GAEI) con ozono medicale.
Gli obiettivi sono:
migliorare l'ossigenazione tessutale;
modulare l'infiammazione;
migliorare il metabolismo cellulare;
supportare il recupero generale del paziente anziano.
Molti pazienti riferiscono una riduzione del dolore e un miglioramento della vitalità generale durante il percorso terapeutico.
Quando la frattura inizia a consolidare: entra in gioco la Medicina Rigenerativa
Dopo le prime settimane, una volta documentata radiograficamente la formazione del callo osseo, il trattamento può evolvere.
PRF (Platelet Rich Fibrin)
Il PRF rappresenta una fonte naturale di:
piastrine;
leucociti;
fibrina;
fattori di crescita.
I fattori di crescita rilasciati dal PRF possono contribuire a:
stimolare la riparazione ossea;
migliorare la guarigione tendinea della cuffia dei rotatori;
ridurre l'infiammazione residua;
accelerare il recupero funzionale.
Essendo ottenuto dal sangue della paziente stessa, presenta un profilo di sicurezza particolarmente favorevole.
Onde d'urto focali
Quando la consolidazione ossea è avviata, le onde d'urto possono essere considerate per:
stimolare l'attività osteogenica;
aumentare la vascolarizzazione locale;
migliorare il metabolismo dell'osso;
favorire la guarigione dei tessuti periarticolari.
Le onde d'urto sono oggi utilizzate anche nel trattamento dei ritardi di consolidazione e delle pseudoartrosi.
La fisioterapia: il momento decisivo
Una frattura dell'omero prossimale non guarisce soltanto perché l'osso si salda.
Il vero rischio nel paziente anziano è la rigidità della spalla.
Per questo motivo, appena l'ortopedico conferma una sufficiente stabilità della frattura, è fondamentale iniziare:
mobilizzazione passiva;
esercizi pendolari;
recupero progressivo del range articolare;
rinforzo muscolare graduale;
rieducazione funzionale.
L'obiettivo non è soltanto vedere la frattura consolidata alla radiografia, ma permettere a Paola di:
vestirsi da sola;
pettinarsi;
mangiare autonomamente;
mantenere la propria indipendenza.
Un possibile protocollo integrato
Fase 1 (0-4 settimane)
Immobilizzazione con tutore.
Controlli radiografici.
Camera iperbarica.
Ozonoterapia sistemica.
Fase 2 (4-8 settimane)
Valutazione della consolidazione.
Inizio fisioterapia protetta.
Eventuale PRF ecoguidato.
Fase 3 (8-12 settimane)
Onde d'urto focali.
Fisioterapia attiva progressiva.
Recupero della funzione articolare.
Fase 4 (>12 settimane)
Mantenimento della mobilità.
Rinforzo muscolare.
Prevenzione delle cadute.
Considerazione finale
Nel caso di Paola, la presenza di una frattura composta della testa dell'omero, associata all'età avanzata e alle molteplici allergie riportate nel referto, rende ragionevole privilegiare inizialmente un approccio conservativo. Tuttavia, è importante sottolineare che l'età da sola non esclude sempre la chirurgia: la decisione finale spetta all'ortopedico che valuta stabilità della frattura, condizioni generali e rischi anestesiologici.
L'associazione di immobilizzazione, supporto metabolico (iperbarica e ozonoterapia), medicina rigenerativa (PRF) e riabilitazione mirata può rappresentare una strategia biologica interessante per massimizzare il recupero funzionale e la qualità di vita di una paziente molto anziana.
La medicina rigenerativa non sostituisce sempre la chirurgia, ma in molti casi può ritardarla o evitarla, offrendo una soluzione biologica, mirata e rispettosa dell’anatomia della spalla.
Se hai problemi a ginocchio, spalla o caviglia e vuoi valutare un trattamento rigenerativo personalizzato, richiedi una consulenza specialistica: insieme valuteremo se questa soluzione è adatta al tuo caso.
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