Medico illustra a una paziente gli effetti sistemici dell’ozonoterapia e della Grande Autoemoinfusione, con rappresentazione di microcircolo, organi e risposta biologica mediata da ROS e LOPs.

PERCHÉ L’OZONOTERAPIA HA EFFETTI SISTEMICI?

October 31, 2026•9 min read

PERCHÉ L’OZONOTERAPIA HA EFFETTI SISTEMICI?

IL RUOLO DEI MESSAGGERI BIOLOGICI ROS E LOPs

Dalla Grande Autoemoinfusione alla medicina rigenerativa

L’ozonoterapia moderna può essere inserita, in senso funzionale, nel più ampio approccio della medicina rigenerativa e biologica, soprattutto quando viene utilizzata non con l’obiettivo di “sostituire” un tessuto danneggiato, ma di modulare l’ambiente biologico nel quale i processi di riparazione, adattamento e recupero funzionale devono avvenire.

È importante essere precisi: l’ozono non è una terapia cellulare e non “rigenera” direttamente cartilagine, tendini o altri tessuti. Il suo interesse nell'ambito rigenerativo deriva piuttosto dalla capacità, documentata soprattutto a livello sperimentale e biochimico, di determinare uno stimolo ossidativo controllato capace di attivare sistemi endogeni di risposta allo stress.

È proprio questo concetto che permette di comprendere perché l’ozonoterapia, e in particolare la Grande Autoemoinfusione (GAEI), possa produrre effetti biologici che non rimangono confinati al sangue trattato.

La chiave è rappresentata da due grandi famiglie di mediatori:

ROS – Reactive Oxygen Species

e

LOPs – Lipid Oxidation Products.

L’ozono rappresenta infatti lo stimolo iniziale. ROS e LOPs partecipano alla trasformazione di quello stimolo in un messaggio biologico.


L’ozono non deve raggiungere direttamente gli organi per esercitare un'azione sistemica

Questo è uno dei concetti fondamentali per comprendere la Grande Autoemoinfusione.

Quando l’ozono (O₃) entra in contatto con il sangue, la sua elevatissima reattività fa sì che venga rapidamente consumato reagendo con antiossidanti, proteine e soprattutto acidi grassi polinsaturi presenti nel plasma.

Non dobbiamo quindi immaginare l’ozono che, dopo la reinfusione, continua a circolare raggiungendo direttamente muscoli, articolazioni, fegato o altri organi.

Avviene qualcosa di biologicamente più interessante.

L’interazione iniziale produce molecole secondarie capaci di funzionare come segnali biochimici.

Possiamo semplificare il processo:

O₃ → reazione nel sangue → ROS + LOPs → segnalazione redox → risposta cellulare adattativa

Questa interpretazione, sviluppata in particolare dagli studi di Velio Bocci e della scuola senese di ozonoterapia, costituisce uno dei principali modelli farmacodinamici proposti per spiegare gli effetti sistemici dell'ozono medicale.


ROS: i primi messaggeri biologici

Quando si parla di ROS si pensa spesso esclusivamente al danno ossidativo.

Ma questa è una visione incompleta.

Le Reactive Oxygen Species fanno parte anche della normale fisiologia cellulare e, entro determinate concentrazioni, partecipano ai sistemi di comunicazione intracellulare.

Tra i mediatori generati durante l'ozonizzazione del sangue assume particolare importanza il perossido di idrogeno (H₂O₂).

L’H₂O₂ può attraversare rapidamente le membrane cellulari e funzionare come un messaggero redox transitorio, interagendo con eritrociti, leucociti e piastrine.

Il punto centrale è la dose.

L’obiettivo dell'ozonoterapia non dovrebbe essere provocare uno stress ossidativo massivo, ma indurre uno stimolo ossidativo breve, controllato e compatibile con le capacità antiossidanti dell’organismo.

È la differenza tra danno ossidativo e segnalazione redox.


LOPs: quando il messaggio diventa sistemico

Accanto ai ROS vengono prodotti i LOPs (Lipid Oxidation Products), derivanti principalmente dalla reazione dell'ozono con gli acidi grassi polinsaturi.

Tra i prodotti studiati figurano aldeidi biologicamente attive, tra cui il 4-idrossinonenale (4-HNE).

La differenza rispetto all'H₂O₂ è importante.

I ROS rappresentano prevalentemente un segnale rapido e transitorio.

Alcuni LOPs possiedono invece una maggiore stabilità relativa e possono entrare in circolo dopo la reinfusione del sangue trattato.

Possono quindi funzionare, entro determinate concentrazioni, come messaggeri secondari dello stimolo ossidativo iniziale.

È uno dei concetti che meglio aiutano a spiegare perché l'effetto biologico della GAEI possa essere sistemico nonostante l’ozono stesso abbia una vita estremamente breve.

In termini semplici:

l’ozono scompare rapidamente, ma il messaggio biologico che ha generato può proseguire.


Dallo stress ossidativo all’ormesi

Il principio può essere interpretato attraverso il concetto di ormesi.

Una sostanza capace di determinare danno a concentrazioni elevate può, entro una finestra di dose appropriata, rappresentare uno stimolo capace di attivare risposte adattative.

Bocci parlava in questo senso di “calculated oxidative stress”, cioè di uno stress ossidativo calcolato.

Un paragone utile è l'esercizio fisico.

L’attività fisica intensa determina temporaneamente un aumento delle specie reattive dell'ossigeno. Eppure l'esposizione ripetuta e correttamente dosata allo stimolo favorisce adattamenti metabolici e antiossidanti.

Il principio biologico dell’ozonoterapia è per alcuni aspetti analogo:

stimolo → risposta → adattamento.

Ed è proprio questo paradigma che avvicina l’ozonoterapia al concetto moderno di medicina rigenerativa, intesa non esclusivamente come somministrazione di cellule o prodotti biologici, ma come insieme di strategie volte a creare condizioni biologiche favorevoli ai processi endogeni di riparazione e recupero.


Nrf2: attivare le difese invece di sostituirle

Uno dei meccanismi più interessanti studiati nell'ozonoterapia è rappresentato dalla via Nrf2–Keap1–ARE.

Nrf2 è uno dei principali regolatori della risposta cellulare allo stress ossidativo.

Quando viene attivato da appropriati segnali redox, può traslocare nel nucleo e interagire con gli Antioxidant Response Elements (ARE), modulando l’espressione di numerosi sistemi citoprotettivi.

Tra questi vengono frequentemente studiati:

superossido dismutasi (SOD), catalasi, glutatione perossidasi (GPx), NAD(P)H chinone ossidoreduttasi 1 (NQO1), eme ossigenasi-1 (HO-1) e sistemi collegati al glutatione.

Questo introduce un concetto particolarmente interessante per la medicina rigenerativa:

non fornire semplicemente qualcosa dall’esterno, ma stimolare la capacità adattativa dell'organismo.


Perché l’ozonoterapia può avere molteplici azioni biologiche?

ROS e LOPs non possiedono un unico bersaglio.

Interagiscono con una rete complessa di vie cellulari redox-sensitive.

Per questo motivo la letteratura sperimentale ha studiato l’ozonoterapia in relazione a numerosi processi biologici.

1. Modulazione dello stress ossidativo

Uno stimolo ossidativo controllato può attivare sistemi antiossidanti endogeni e meccanismi di adattamento cellulare.

È uno degli aspetti più caratteristici del paradigma dell’ozonoterapia sistemica.

2. Modulazione dell’infiammazione

Sono state studiate interazioni tra segnalazione redox e vie coinvolte nella risposta infiammatoria, comprese Nrf2 e NF-κB.

L'obiettivo biologico non dovrebbe essere interpretato semplicisticamente come “spegnere l’infiammazione”, ma come possibile modulazione della risposta infiammatoria.

Questo concetto è particolarmente interessante in medicina rigenerativa, dove una risposta infiammatoria iniziale è fisiologicamente necessaria alla riparazione, mentre un’infiammazione cronica e disregolata può interferire con il recupero tissutale.

3. Risposta antiossidante endogena

L’attivazione di sistemi enzimatici antiossidanti rappresenta uno dei principali meccanismi attraverso i quali viene spiegata la risposta adattativa all’ozono.

Non si tratta quindi semplicemente di “somministrare antiossidanti”, ma di cercare di stimolare meccanismi endogeni di difesa.

4. Microcircolo e ossigenazione tissutale

L’ozonoterapia è stata studiata anche per i possibili effetti sulla reologia eritrocitaria, sul metabolismo dell'ossigeno e sulla microcircolazione.

Questo aspetto ha particolare interesse nei tessuti nei quali una perfusione non ottimale può contribuire al mantenimento di condizioni metaboliche sfavorevoli.

5. Modulazione immunologica

Le modificazioni redox influenzano numerose funzioni delle cellule immunitarie.

Sono stati studiati gli effetti dell’ozono medicale sulla produzione di mediatori e sulla regolazione di alcune risposte immunitarie.

È tuttavia più appropriato parlare di immunomodulazione piuttosto che di generico “potenziamento delle difese immunitarie”.

6. Protezione e adattamento cellulare

Vie come Nrf2/Keap1/ARE, HO-1, NF-κB e altri sistemi di signaling possono contribuire alla capacità della cellula di rispondere agli stress metabolici e ossidativi.

È questo insieme di risposte, più che una singola azione farmacologica, che aiuta a comprendere la natura multitarget dell’ozonoterapia.


Ozonoterapia e medicina rigenerativa: una visione integrata

La medicina rigenerativa contemporanea non dovrebbe essere ridotta alla sola infiltrazione di PRP o concentrati cellulari.

La rigenerazione è un processo biologico complesso.

Perché un tessuto possa recuperare occorrono condizioni favorevoli: controllo appropriato dell'infiammazione, perfusione, metabolismo cellulare, stimoli meccanici, disponibilità di fattori biologici e successiva riabilitazione funzionale.

Da questo punto di vista l’ozonoterapia può trovare spazio come terapia complementare di modulazione biologica, da integrare, quando indicato, all'interno di programmi terapeutici più ampi.

In medicina muscolo-scheletrica, per esempio, il ragionamento clinico può comprendere differenti strumenti:

ozonoterapia, PRP, concentrati cellulari autologhi, terapie fisiche, esercizio terapeutico e riabilitazione.

Non sono necessariamente trattamenti alternativi tra loro.

Possono intervenire su momenti e bersagli biologici differenti dello stesso percorso terapeutico.


Quali sono le principali applicazioni cliniche?

Qui è necessaria una distinzione fondamentale.

Il fatto che l’ozonoterapia possieda un razionale biologico sistemico non significa che ogni possibile indicazione abbia lo stesso livello di evidenza clinica.

Le evidenze disponibili sono molto differenti a seconda della patologia, della via di somministrazione e del protocollo utilizzato.

Tra gli ambiti nei quali l'ozono medicale è stato maggiormente studiato troviamo soprattutto la medicina del dolore e muscolo-scheletrica, con particolare interesse per lombalgia e patologia discale, osteoartrosi e alcune condizioni dolorose.

In altri contesti sono stati studiati possibili effetti sulla microcircolazione, sullo stress ossidativo, sulla risposta infiammatoria e su alcune condizioni caratterizzate da alterazioni metaboliche o vascolari.

La GAEI, tuttavia, non deve essere automaticamente equiparata alle applicazioni infiltrative locali: via di somministrazione, dose, obiettivo terapeutico e qualità delle evidenze devono essere considerati separatamente.


Il ruolo del medico di medicina generale

Il medico di famiglia occupa una posizione fondamentale.

Non è necessario che diventi un ozonoterapeuta per comprendere quando può essere appropriato indirizzare un paziente verso una valutazione specialistica.

Prima dell’invio dovrebbero essere considerate almeno:

diagnosi, storia clinica, comorbilità, terapia farmacologica, esami disponibili, trattamenti precedenti, obiettivo realistico della terapia ed eventuali controindicazioni.

La domanda clinicamente utile non è:

“Questo paziente può fare ozono?”

La domanda più corretta è:

“Qual è il problema biologico e funzionale del paziente e l’ozonoterapia può avere un ruolo ragionevole all’interno del suo percorso terapeutico?”

È una differenza sostanziale.

Significa passare dalla ricerca della singola procedura alla costruzione di un piano terapeutico personalizzato.


Non una terapia per tutto, ma uno strumento da utilizzare nel paziente giusto

La presenza di ROS, LOPs, Nrf2 e delle altre vie di segnalazione fornisce un razionale interessante per comprendere la molteplicità delle risposte biologiche associate all’ozonoterapia.

Ma un meccanismo biologicamente plausibile non equivale automaticamente a efficacia clinica.

L'evidenza deve essere valutata per ogni specifica indicazione.

È proprio questo approccio critico a distinguere l’ozonoterapia medica da interpretazioni eccessivamente semplicistiche.

La Grande Autoemoinfusione deve essere eseguita secondo protocolli appropriati, con apparecchiature medicali idonee, dopo un’accurata valutazione del paziente e nel rispetto delle indicazioni e delle controindicazioni.

La dose è parte della terapia.
La selezione del paziente è parte della terapia.
Il protocollo è parte della terapia.
Il follow-up è parte della terapia.


Conclusioni: dall’ozono al messaggio biologico

La Grande Autoemoinfusione permette di comprendere uno dei concetti più affascinanti dell’ozonoterapia moderna.

L’ozono non deve permanere nell’organismo per determinare una risposta biologica.

La sua interazione iniziale con il sangue genera una cascata di mediatori.

I ROS, e in particolare H₂O₂, possono comportarsi come segnali precoci e transitori.

I LOPs possono rappresentare messaggeri secondari relativamente più persistenti e contribuire alla propagazione sistemica del segnale.

Questi mediatori interagiscono con sistemi cellulari coinvolti nella risposta antiossidante, nell'infiammazione, nell'immunomodulazione, nell'omeostasi metabolica e nell'adattamento cellulare.

È quindi possibile sintetizzare il meccanismo in una sequenza:

OZONO → ROS e LOPs → SEGNALE REDOX → RISPOSTA ADATTATIVA → MODULAZIONE BIOLOGICA

Ed è proprio questa capacità di dialogare con i sistemi endogeni di risposta dell'organismo che rende interessante l’ozonoterapia nell'ambito di una medicina rigenerativa integrata.

Non una promessa di rigenerazione automatica.

Non una terapia universale.

Ma uno strumento biologico che, nel paziente correttamente selezionato e all’interno di un programma terapeutico personalizzato, può essere valutato come parte di una strategia più ampia finalizzata al recupero dell'omeostasi, della funzione e della qualità di vita.

La mia formazione in ozonoterapia presso l’Università di Siena, dove il Prof. Velio Bocci ha insegnato e sviluppato le sue ricerche sugli effetti biologici dell’ozono sul sangue, mi ha permesso di comprendere profondamente il valore di questa metodica.

Il sangue iperozonizzato non è una semplice terapia, ma una strategia biologica che:

  • migliora l’ossigenazione dei tessuti

  • modula l’infiammazione cronica

  • attiva i sistemi antiossidanti

  • stimola i naturali processi di rigenerazione

È questa capacità di riattivare la biologia dell’organismo che rende l’ozonoterapia uno strumento prezioso nella moderna medicina rigenerativa integrata.

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Dr. Franco Giancola

Dr. Franco Giancola

Il Dott. Franco Giancola è un Medico Chirurgo e Odontoiatra con oltre 30 anni di esperienza, specializzato in odontoiatria biologica, omeopatia, agopuntura ed esperto in Medicina Rigenerativa Multidisciplinare per il trattamento dell'artrosi e disturbi articolari, offrendo alternative non chirurgiche alle Protesi di Anca e Ginocchio. Utilizza tecniche avanzate come il PRP (Plasma Ricco di Piastrine) e Infiltrazioni con Cellule Staminali Mesenchimali per ginocchio, spalla e anca, prelevate dalla tibia, per favorire la rigenerazione naturale dei tessuti articolari e recuperare la mobilità, senza ricorrere a protesi o chirurgia. Riceve su appuntamento in Italia e Spagna, con sedi a Roma, Napoli, Modena, San Marino e Barcellona.

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