Uomo di 45 anni con dolore cronico alla caviglia dopo una precedente frattura, rappresentazione anatomica della sofferenza articolare e trattamento con PRF e onde d’urto focali, fino al recupero della camminata senza stampelle.

PRF E ONDE D’URTO FOCALI NELLA CAVIGLIA: UNA SINERGIA PER STIMOLARE L’OSSO.

September 19, 20267 min read

PRF E ONDE D’URTO FOCALI NELLA CAVIGLIA: UNA SINERGIA PER STIMOLARE L’OSSO.

Hai avuto una frattura alla caviglia anni fa e pensavi che fosse ormai un problema superato?

Per molti sportivi la storia comincia con un trauma.

Una caduta durante una partita. Un incidente sugli sci. Una distorsione violenta. Una frattura che richiede immobilizzazione o intervento chirurgico.

La frattura consolida.

Passano gli anni.

Si torna al lavoro, allo sport, alla vita normale.

Poi qualcosa cambia.

La caviglia comincia nuovamente a fare male. Prima dopo una corsa o una lunga camminata. Poi sulle scale. Infine anche nelle normali attività quotidiane.

Arrivano le infiltrazioni.

Il cortisone riduce temporaneamente il dolore, ma dopo qualche tempo il problema ritorna.

E spesso ritorna più limitante di prima.

A quel punto la domanda diventa inevitabile:

“Possibile che a 45 anni debba convivere per sempre con questa caviglia?”

Non necessariamente.

In pazienti accuratamente selezionati può essere utile cambiare prospettiva: non concentrarsi esclusivamente sul dolore, ma cercare di comprendere che cosa sta succedendo nell’articolazione e nell’osso subcondrale.


La storia di Daniele: quando una vecchia frattura torna a presentare il conto

Daniele ha 45 anni.

È sempre stato una persona attiva e lo sport ha rappresentato una parte importante della sua vita.

Anni prima aveva subito una frattura della caviglia.

La fase acuta era stata superata, ma con il passare del tempo la situazione aveva iniziato progressivamente a peggiorare.

Dolore.

Rigidità.

Difficoltà nel carico.

Sempre meno autonomia.

Erano state effettuate anche infiltrazioni di cortisone, con l'obiettivo di controllare la sintomatologia.

Ma il beneficio non aveva risolto il problema nel tempo.

Fino ad arrivare alle stampelle.

Per uno sportivo di 45 anni questo non significa semplicemente avere male alla caviglia.

Significa vedere restringersi progressivamente il proprio mondo.

Non poter camminare come prima.

Pensare due volte prima di organizzare un viaggio.

Guardare una scala e chiedersi quanto farà male.

E soprattutto iniziare a chiedersi:

“Come sarà questa caviglia tra cinque o dieci anni?”

È proprio in situazioni come questa che la Medicina Rigenerativa richiede qualcosa di più di una semplice infiltrazione.

Richiede una strategia.


Non bisogna trattare soltanto il dolore

Quando incontro un paziente con una caviglia post-traumatica, la mia prima domanda non è:

“Cosa possiamo infiltrare?”

La domanda è:

“Quali strutture stanno generando il problema?”

Dopo una vecchia frattura possono infatti coesistere differenti condizioni:

  • alterazioni della cartilagine;

  • artrosi post-traumatica;

  • sofferenza dell'osso subcondrale;

  • edema osseo;

  • alterazioni biomeccaniche;

  • rigidità articolare;

  • problematiche tendinee o legamentose;

  • perdita di forza e controllo neuromuscolare.

Ed è proprio qui che l'esperienza clinica diventa fondamentale.

La stessa caviglia dolorosa può avere origini completamente differenti.

Di conseguenza, anche il trattamento deve essere differente.


Cortisone: spegnere il dolore non significa necessariamente risolvere il problema

Il cortisone può avere indicazioni precise e può essere utile nel controllo di determinate condizioni infiammatorie.

Ma bisogna comprenderne l'obiettivo.

Quando esiste una sofferenza strutturale post-traumatica, continuare semplicemente a controllare il dolore può non essere sufficiente.

È un po' come spegnere continuamente la spia sul cruscotto senza chiedersi perché continui ad accendersi.

Per questo, quando il dolore ritorna nonostante precedenti terapie, ritengo importante rivalutare completamente il caso.

Non significa che la terapia precedente fosse necessariamente sbagliata.

Significa che potrebbe essere arrivato il momento di affrontare il problema con una prospettiva differente.


PRF: utilizzare le risorse biologiche del paziente

Il PRF – Platelet Rich Fibrin è un concentrato autologo ottenuto dal sangue del paziente.

Contiene una matrice di fibrina associata a piastrine e altri componenti cellulari e molecolari.

L'interesse della Medicina Rigenerativa nei confronti di questi concentrati nasce dalla possibilità di creare un ambiente biologicamente favorevole ai processi di riparazione e modulazione tissutale.

Questo però deve essere chiarito molto bene.

Il PRF non è una sostanza miracolosa.

Non ricostruisce automaticamente una cartilagine consumata e non riporta una caviglia traumatizzata allo stato precedente alla frattura.

Può rappresentare, nei pazienti selezionati, uno degli strumenti all'interno di una strategia rigenerativa più ampia.

Ed è qui che entra in gioco un secondo stimolo.


Onde d'urto focali: quando la meccanica incontra la biologia

Le onde d'urto focali – fESWT sono onde acustiche ad alta energia che possono essere concentrate in profondità su un determinato target.

In Medicina Rigenerativa il loro interesse non riguarda semplicemente il dolore.

Il concetto più affascinante è quello della meccanotrasduzione.

Uno stimolo fisico viene applicato al tessuto e può determinare una risposta biologica cellulare e molecolare.

In ambito muscolo-scheletrico le onde d'urto vengono studiate per i loro possibili effetti sui processi di:

rimodellamento tissutale, angiogenesi, attività cellulare e metabolismo osseo.

Per questo il loro impiego è particolarmente interessante quando, oltre alla componente articolare, è presente una sofferenza dell'osso.


Prima PRF, poi onde d'urto focali: perché associarle?

Qui nasce il razionale della strategia combinata.

Possiamo immaginare due stimoli differenti.

Il PRF rappresenta lo stimolo biologico.

Le onde d'urto focali rappresentano lo stimolo meccanobiologico.

Non significa che uno “potenzi” automaticamente l'altro né che la combinazione garantisca una rigenerazione ossea.

Il concetto è più interessante: intervenire sullo stesso problema attraverso meccanismi differenti e potenzialmente complementari.

È uno dei principi che utilizzo nel mio approccio di Medicina Rigenerativa Multidisciplinare.

Non chiedermi soltanto:

“Qual è l'infiltrazione migliore?”

Chiediamoci invece:

“Quale combinazione di strategie ha più senso biologico e funzionale per questa specifica caviglia?”


Ed è qui che la storia di Daniele cambia

Nel caso di Daniele, dopo la valutazione e il percorso terapeutico personalizzato, qualcosa ha iniziato finalmente a cambiare.

Non parliamo di miracoli.

Non promettiamo una caviglia nuova.

Parliamo di qualcosa che, per chi aveva iniziato a dipendere dalle stampelle, ha un valore enorme:

Daniele oggi riesce nuovamente a camminare senza stampelle.

Un gesto apparentemente semplice.

Alzarsi.

Fare alcuni passi.

Camminare autonomamente.

Ma quando hai rischiato di perdere questa libertà, ogni passo assume un significato completamente diverso.

Naturalmente il risultato di un singolo paziente non permette di prevedere quello di un altro.

Ogni frattura è diversa.

Ogni caviglia è diversa.

Ogni storia clinica è diversa.

Ed è precisamente per questo che non propongo protocolli identici per tutti.


Dopo una frattura di caviglia, la diagnosi viene prima della terapia

In oltre vent'anni di esperienza nell'ambito delle strategie rigenerative e della terapia del dolore ho imparato un principio fondamentale:

non bisogna innamorarsi della terapia. Bisogna comprendere il paziente.

PRF, PRP, onde d'urto focali e altre procedure di Medicina Rigenerativa sono strumenti.

La vera competenza consiste nel capire quando utilizzarli, quando associarli e soprattutto quando non sono indicati.

Per questo, prima di proporre un trattamento, valuto la storia del trauma, gli eventuali interventi precedenti, la sintomatologia, la funzione della caviglia e gli esami diagnostici disponibili.

Solo dopo è possibile costruire una strategia realmente personalizzata.


Hai 40, 45 o 50 anni: qual è il tuo vero obiettivo?

Probabilmente non vuoi semplicemente vedere diminuire un numero sulla scala del dolore.

Vuoi tornare a camminare.

Vuoi allenarti.

Vuoi viaggiare.

Vuoi uscire senza chiederti dove potrai sederti.

Vuoi poter guardare un paio di scarpe da trekking e pensare:

“Forse posso tornare a usarle.”

È questo il vero obiettivo della Medicina Rigenerativa:

non trattare soltanto un'articolazione, ma cercare di restituire funzione alla persona che quell'articolazione deve utilizzare ogni giorno.


Hai una vecchia frattura alla caviglia e negli ultimi anni stai peggiorando?

Se hai già provato cortisone, acido ialuronico, fisioterapia o altre terapie ma continui ad avere dolore e limitazioni, non significa automaticamente che PRF e onde d'urto siano la soluzione.

Significa però che può essere utile rivalutare il problema da una prospettiva rigenerativa e multidisciplinare.

Durante una Visita Specialistica di Medicina Rigenerativa possiamo analizzare insieme la tua storia clinica e gli esami diagnostici per capire quale struttura sta limitando la tua caviglia e se esistono indicazioni per un percorso mini-invasivo personalizzato.

La valutazione può essere effettuata in presenza oppure, per una prima analisi della documentazione, in TeleMedicina.

Non aspettare necessariamente che camminare diventi sempre più difficile.

Se hai problemi alla caviglia e vuoi valutare un trattamento rigenerativo personalizzato, richiedi una consulenza specialistica: insieme valuteremo se questa soluzione è adatta al tuo caso.

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Dr. Franco Giancola

Dr. Franco Giancola

Il Dott. Franco Giancola è un Medico Chirurgo e Odontoiatra con oltre 30 anni di esperienza, specializzato in odontoiatria biologica, omeopatia, agopuntura ed esperto in Medicina Rigenerativa Multidisciplinare per il trattamento dell'artrosi e disturbi articolari, offrendo alternative non chirurgiche alle Protesi di Anca e Ginocchio. Utilizza tecniche avanzate come il PRP (Plasma Ricco di Piastrine) e Infiltrazioni con Cellule Staminali Mesenchimali per ginocchio, spalla e anca, prelevate dalla tibia, per favorire la rigenerazione naturale dei tessuti articolari e recuperare la mobilità, senza ricorrere a protesi o chirurgia. Riceve su appuntamento in Italia e Spagna, con sedi a Roma, Napoli, Modena, San Marino e Barcellona.

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