Donna over 60 con artrosi e dolore al ginocchio, affiancata dalla rappresentazione di TibiaSTEM e onde d’urto focali, mentre torna a camminare, come possibile percorso rigenerativo da valutare prima della protesi.

PRIMA DELLA PROTESI: TIBIASTEM E ONDE D’URTO

September 13, 20268 min read

PRIMA DELLA PROTESI: TIBIASTEM E ONDE D’URTO POSSONO OFFRIRE UN’ALTRA POSSIBILITÀ?

Ti hanno detto che ormai il ginocchio è troppo consumato e che la prossima tappa sarà la protesi?

Forse hai più di 60 anni.

Hai dolore quando cammini, fai fatica a salire le scale e magari hai già provato farmaci, fisioterapia, acido ialuronico o infiltrazioni.

Poi arriva quella frase:

“Prima o poi questo ginocchio dovrà essere protesizzato.”

E improvvisamente sembra che non esistano più alternative.

Ma è davvero sempre così?

La risposta più corretta è: dipende dal tuo ginocchio.

Quando la protesi è realmente necessaria, la Medicina Rigenerativa non deve diventare un modo per rimandare inutilmente un intervento che potrebbe restituire qualità di vita.

Ma esistono anche pazienti nei quali, dopo un'attenta valutazione specialistica, può essere ragionevole esplorare un'ultima strategia conservativa e biologica prima della chirurgia.

È in questo spazio che può essere valutato un approccio integrato che associa TibiaSTEM e onde d'urto focali.


La protesi non si decide guardando soltanto una radiografia

Questo è il primo concetto importante.

Due persone possono avere radiografie apparentemente simili e vivere situazioni completamente diverse.

Una riesce ancora a camminare, viaggiare e condurre una vita soddisfacente.

L'altra ha dolore anche per percorrere poche centinaia di metri.

Per questo l'indicazione alla protesi non dovrebbe dipendere esclusivamente da quanto appare “consumata” la cartilagine.

Bisogna valutare insieme:

  • intensità e caratteristiche del dolore;

  • limitazione funzionale;

  • deformità e asse dell'arto;

  • stabilità del ginocchio;

  • menischi e legamenti;

  • osso subcondrale;

  • condizioni generali;

  • età biologica e livello di attività;

  • terapie già effettuate;

  • aspettative del paziente.

Le stesse linee guida distinguono infatti tra trattamento non chirurgico e trattamento chirurgico dell'artrosi del ginocchio e sottolineano l'importanza di considerare le possibilità conservative prima dell'intervento quando appropriate.

La domanda quindi non dovrebbe essere soltanto:

“Ho l'artrosi: devo mettere la protesi?”

Ma:

“Nel mio ginocchio esiste ancora uno spazio terapeutico ragionevole prima della protesi?”


Che cos'è TibiaSTEM?

TibiaSTEM è un approccio di Medicina Rigenerativa basato sull'utilizzo di concentrato midollare autologo ottenuto dalla tibia prossimale.

“Autologo” significa che il materiale biologico proviene dallo stesso paziente.

Il midollo osseo non contiene semplicemente quelle che comunemente vengono chiamate “cellule staminali”.

È un ambiente biologico complesso che comprende diverse popolazioni cellulari, progenitori, piastrine e mediatori biologici.

L'obiettivo clinico non dovrebbe essere raccontato al paziente come:

“ricostruiamo la cartilagine che hai perso”.

Questa sarebbe una promessa che le evidenze attuali non consentono di fare.

L'obiettivo più realistico è cercare, nei pazienti correttamente selezionati, di modulare l'ambiente articolare e ottenere un miglioramento clinico soprattutto in termini di dolore e funzione.

La letteratura sul concentrato di aspirato midollare (BMAC) nell'artrosi del ginocchio è crescente e presenta risultati clinici interessanti, ma le indicazioni ideali non sono ancora completamente definite. Anche l'AAOS, nella propria Technology Overview, ha analizzato questa terapia senza formulare una raccomandazione definitiva a favore o contro il suo utilizzo. (PubMed)

Ed è proprio per questo che la selezione del paziente è fondamentale.


E se al segnale biologico aggiungessimo uno stimolo meccanobiologico?

Qui entra in gioco il secondo elemento del percorso:

le onde d'urto focali.

Molti pazienti associano ancora le onde d'urto esclusivamente alla tendinite o alla calcificazione della spalla.

In realtà il loro interesse in Medicina Rigenerativa è molto più ampio.

Le onde d'urto rappresentano uno stimolo meccanico capace di generare risposte biologiche nei tessuti.

Questo concetto prende il nome di meccanotrasduzione: uno stimolo fisico viene trasformato dal tessuto in segnali biologici.

Nell'artrosi del ginocchio, diversi studi e revisioni sistematiche hanno riportato miglioramenti del dolore e della funzione dopo ESWT. Una revisione sistematica del 2024 ha però osservato risultati meno favorevoli nei pazienti con artrosi severa, un dato particolarmente importante quando parliamo di persone già candidate alla protesi. (PubMed)

Quindi anche qui vale la stessa regola:

non tutti i pazienti rispondono allo stesso modo.


TibiaSTEM + onde d'urto: perché associarli?

Il razionale è affascinante.

Da una parte abbiamo uno stimolo ortobiologico autologo.

Dall'altra uno stimolo fisico e meccanobiologico.

In termini semplici:

TibiaSTEM lavora sul versante biologico.

Le onde d'urto focali lavorano sul versante della stimolazione tissutale.

L'idea è quindi quella di non considerare l'artrosi semplicemente come una cartilagine “consumata”, ma come una patologia dell'intera articolazione.

Cartilagine.

Osso subcondrale.

Sinovia.

Muscoli.

Tendini.

Capacità di carico.

Movimento.

Tutto questo forma un unico sistema.

Ed è proprio per questo che, in Medicina Rigenerativa moderna, può essere interessante ragionare non sulla singola infiltrazione, ma su una strategia terapeutica integrata.


Ma TibiaSTEM e onde d'urto insieme funzionano meglio?

Qui è necessaria chiarezza.

Oggi non possiamo affermarlo con certezza.

Abbiamo letteratura sul concentrato midollare nell'artrosi del ginocchio.

Abbiamo letteratura sulle onde d'urto.

Abbiamo un razionale biologico e meccanobiologico interessante per integrare strategie differenti.

Ma questo non equivale a dimostrare che TibiaSTEM + onde d'urto sia superiore a TibiaSTEM da solo o ad altri trattamenti.

Le evidenze sulle onde d'urto sono promettenti, ma la qualità complessiva degli studi presenta ancora importanti limiti e una notevole eterogeneità. (PubMed)

Per me questo è un punto fondamentale.

La Medicina Rigenerativa deve dare speranza, ma non deve vendere illusioni.


Se mi hanno già proposto la protesi, quindi, c'è ancora speranza?

In alcuni casi sì.

Ma dobbiamo capire cosa intendiamo per “speranza”.

Non significa promettere di ricostruire un ginocchio di vent'anni.

Non significa garantire che non avrai mai bisogno della protesi.

E non significa considerare la protesi un fallimento.

Significa chiedersi se esista ancora un margine biologico e funzionale sul quale abbia senso lavorare.

Per alcuni pazienti l'obiettivo potrebbe essere ridurre il dolore.

Per altri recuperare una maggiore capacità di camminare.

Per altri ancora tornare a viaggiare, fare le scale, giocare con i nipoti o semplicemente vivere con maggiore autonomia.

E, se il risultato clinico è soddisfacente, posticipare eventualmente la necessità di una soluzione chirurgica può diventare un obiettivo individuale.

Ma non può essere garantito.


Il vero obiettivo non è evitare la protesi a tutti i costi

Questo concetto è essenziale.

Se un ginocchio presenta una situazione avanzata, una deformità importante, dolore invalidante e una compromissione funzionale grave, la protesi può essere la soluzione più appropriata.

In questi casi continuare per anni con trattamenti conservativi inefficaci può significare semplicemente perdere tempo e qualità di vita.

La Medicina Rigenerativa di alto livello non dovrebbe essere contro la chirurgia.

Dovrebbe sapere quando provare a evitarla, quando provare a rimandarla e quando invece è arrivato il momento di consigliarla.


Non trattiamo una risonanza. Trattiamo una persona.

Immagina due pazienti di 68 anni.

Entrambi hanno artrosi del ginocchio.

Entrambi hanno ricevuto una proposta di protesi.

Il primo ha una deformità importante, dolore anche a riposo, grave limitazione della deambulazione e una situazione articolare ormai fortemente compromessa.

Il secondo ha ancora un'articolazione relativamente stabile, conserva una discreta mobilità, ma il dolore gli impedisce di camminare come vorrebbe e le terapie conservative effettuate finora non sono state sufficienti.

Non è detto che questi due pazienti debbano ricevere la stessa proposta terapeutica.

Nel secondo caso potrebbe esserci uno spazio da esplorare prima di arrivare alla chirurgia.

Ed è proprio questo spazio che dobbiamo cercare durante una Visita Specialistica di Medicina Rigenerativa.


Prima della protesi, facciamoci quindi la domanda giusta

Non:

“Le cellule staminali possono evitarmi la protesi?”

Ma:

“Qual è oggi la strategia più ragionevole per il mio ginocchio?”

Potrebbe essere TibiaSTEM.

Potrebbero essere le onde d'urto focali.

Potrebbe essere un percorso integrato con riabilitazione, recupero della forza e controllo del carico.

Potrebbe essere una combinazione di queste strategie.

Oppure, dopo aver studiato attentamente il caso, potremmo concludere che la protesi rappresenta davvero la soluzione con maggiori probabilità di restituire qualità di vita.

Anche questa è buona Medicina.


Ti hanno già consigliato una protesi? Prima di decidere, valuta il tuo caso

Se ti hanno detto che il tuo ginocchio è “da protesi” ma desideri capire se esiste ancora una possibilità conservativa e rigenerativa ragionevole, il primo passo non è prenotare un trattamento.

È fare una diagnosi approfondita.

Durante una Visita Specialistica di Medicina Rigenerativa possiamo valutare radiografie, risonanza magnetica, storia clinica, terapie già effettuate, caratteristiche del dolore e soprattutto quanto il ginocchio limita oggi la vita che desideri vivere.

Solo dopo possiamo stabilire se abbia senso considerare TibiaSTEM, onde d'urto focali e un percorso riabilitativo personalizzato, oppure se sia più corretto orientarsi verso la chirurgia.

Perché essere stati candidati alla protesi non significa necessariamente che non ci sia più nulla da valutare.

A volte esiste ancora uno spazio terapeutico.

La cosa importante è capire se quello spazio esiste nel tuo ginocchio.

👉 Ti hanno già prospettato una protesi e vuoi sapere se nel tuo caso esiste un'altra possibilità da valutare?

Puoi richiedere una Visita Specialistica di Medicina Rigenerativa, in sede oppure in TeleMedicina, inviando preventivamente la tua documentazione clinica e gli esami diagnostici.

Se soffri di artrosi del ginocchio o dolore articolare e vuoi valutare un’alternativa biologica alla protesi, il primo passo è informarti.

Le cellule staminali in ortopedia rappresentano oggi una risorsa concreta per chi soffre di dolori articolari e vuole evitare o ritardare soluzioni invasive.

Se hai problemi a ginocchio e vuoi valutare un trattamento rigenerativo personalizzato, richiedi una consulenza specialistica: insieme valuteremo se questa soluzione è adatta al tuo caso.

👉 Contattaci oggi stesso per una visita approfondita con il Dr. Franco Giancola.

Scrivici su Whatsapp al +39 3880913583 (IT) +34 657610406(ES)

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Dr. Franco Giancola

Dr. Franco Giancola

Il Dott. Franco Giancola è un Medico Chirurgo e Odontoiatra con oltre 30 anni di esperienza, specializzato in odontoiatria biologica, omeopatia, agopuntura ed esperto in Medicina Rigenerativa Multidisciplinare per il trattamento dell'artrosi e disturbi articolari, offrendo alternative non chirurgiche alle Protesi di Anca e Ginocchio. Utilizza tecniche avanzate come il PRP (Plasma Ricco di Piastrine) e Infiltrazioni con Cellule Staminali Mesenchimali per ginocchio, spalla e anca, prelevate dalla tibia, per favorire la rigenerazione naturale dei tessuti articolari e recuperare la mobilità, senza ricorrere a protesi o chirurgia. Riceve su appuntamento in Italia e Spagna, con sedi a Roma, Napoli, Modena, San Marino e Barcellona.

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