
PRP NELL'OSTEOARTRITE: COSA STA CAMBIANDO DAVVERO
PRP NELL'OSTEOARTRITE: COSA STA CAMBIANDO DAVVERO
L’osteoartrite del ginocchio non è “solo usura”: è un processo biologico in cui infiammazione, degradazione della matrice e sofferenza della cartilagine si alimentano a vicenda. In questo scenario, il PRP (Plasma Ricco di Piastrine) si sta consolidando come terapia ortobiologica capace di modulare l’infiammazione, sostenere la riparazione tissutale e migliorare dolore e funzione, soprattutto nelle fasi iniziali e intermedie.
La nuova prospettiva: PRP non è “una puntura”, è un protocollo
Il punto cruciale emerso dalla letteratura recente e dai report di consenso è semplice: non esiste “il PRP”, esistono PRP diversi. E questi dettagli cambiano i risultati clinici.
Le tendenze più importanti oggi ruotano attorno a 3 parole: standardizzazione, personalizzazione, ripetibilità.
1) Per chi funziona meglio: indicazioni più chiare
Le evidenze cliniche sono più solide nei pazienti con osteoartrite lieve-moderata: qui il PRP mostra i risultati più consistenti su dolore e funzione. Nei casi avanzati può essere considerato in selezionati pazienti, ma con aspettative realistiche.
2) Leukocyte-poor o leukocyte-rich? La tendenza “patient-friendly”
Una delle direzioni più pratiche è ridurre gli effetti collaterali locali: il PRP leucocitario (LR-PRP) può dare più dolore e gonfiore post-infiltrazione rispetto al leucocitario ridotto (LP-PRP). Sul risultato clinico globale, però, molti studi non mostrano differenze decisive: quindi la scelta può essere adattata al profilo del paziente e alla tollerabilità.
3) Dosi e numero di sedute: “single shot” sempre meno centrale
Una tendenza netta: più sedute spesso funzionano meglio di una singola infiltrazione, soprattutto per mantenere l’effetto nel tempo. I report di consenso suggeriscono cicli con iniezioni distanziate e un approccio programmato, non “una tantum”.
4) Attivazione e centrifugazione: la qualità nasce in laboratorio
Oggi si parla molto di:
tecniche di centrifugazione (singola vs doppia) e loro impatto su concentrazione piastrinica e fattori di crescita
metodi di attivazione (es. CaCl₂ vs trombina) con cinetiche di rilascio diverse (più graduale vs più rapida)
5) Combinazioni: PRP + acido ialuronico.
Sta crescendo l’interesse per la terapia combinata PRP + acido ialuronico, con dati che spesso mostrano risultati migliori rispetto ai singoli trattamenti.
6) Un dettaglio pratico che sta diventando “standard”: FANS e PRP
Altro trend importante (e spesso ignorato): l’uso di FANS può interferire con la funzione piastrinica e con il rilascio di fattori di crescita.
Che si tratti di viso, articolazioni o impianti ossei, il PRP è oggi la soluzione più sicura, moderna e biologicamente intelligente per rigenerare i tessuti in modo naturale
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