
QUANDO IL SANGUE DIVENTA TERAPIA
QUANDO IL SANGUE DIVENTA TERAPIA
Dalla mia tesi di Master in Ossigeno-Ozonoterapia Medica presso l'Università degli Studi di Siena a una nuova prospettiva per la gestione delle ferite
Ci sono idee che nascono in laboratorio e idee che nascono accanto alla poltrona del paziente.
L'idea che ha dato origine alla mia tesi di Master in Ossigeno-Ozonoterapia Medica presso l'Università degli Studi di Siena nasce proprio dall'incontro tra questi due mondi.
Da una parte gli insegnamenti del Professor Velio Bocci, che per decenni ha studiato il comportamento dell'ozono nel sangue umano, contribuendo a costruire le basi scientifiche dell'ozonoterapia moderna.
Dall'altra una domanda molto pratica che ogni chirurgo si pone quotidianamente:
Come possiamo aiutare l'organismo a guarire meglio una ferita?
La medicina moderna dispone di antibiotici, antisettici, biomateriali e tecnologie sempre più sofisticate. Eppure il vero protagonista della guarigione continua a essere il paziente stesso.
Nessun farmaco costruisce una nuova rete vascolare.
Nessun biomateriale produce collagene.
Nessun antibiotico rigenera un tessuto.
Queste funzioni appartengono all'organismo.
La nostra missione come medici è creare le condizioni affinché tali processi possano esprimersi nel modo più efficace possibile.
È proprio qui che entra in gioco il sangue.
Il sangue non è soltanto un liquido
Per molti anni ho considerato il sangue come tutti noi abbiamo imparato all'università: un tessuto incaricato di trasportare ossigeno, nutrienti e cellule immunitarie.
Approfondendo gli studi del Professor Bocci ho compreso che questa definizione è riduttiva.
Il sangue è un sistema biologico straordinariamente complesso.
Contiene cellule immunitarie che comunicano tra loro.
Contiene piastrine capaci di liberare fattori di crescita.
Contiene proteine, enzimi, mediatori dell'infiammazione e molecole di segnalazione.
In altre parole, il sangue rappresenta uno dei principali strumenti attraverso cui l'organismo coordina la guarigione.
La vera intuizione di Velio Bocci è stata comprendere che l'ozono non agisce come un farmaco tradizionale.
Non raggiunge gli organi.
Non si accumula nei tessuti.
Non esercita un'azione diretta prolungata.
Quando entra in contatto con il sangue viene immediatamente consumato.
Quello che rimane non è l'ozono, ma una cascata di segnali biologici.
Una sorta di messaggio che il sangue trasmette alle cellule dell'organismo.
Una domanda apparentemente semplice
Durante la stesura della mia tesi mi sono chiesto:
se il sangue ozonizzato è capace di attivare risposte biologiche sistemiche, cosa accadrebbe se lo utilizzassimo direttamente nel luogo in cui la guarigione deve avvenire?
In altre parole:
possiamo trasformare il sangue del paziente in un alleato terapeutico locale?
Da questa riflessione è nato il lavoro intitolato:
"Protocollo HEMO3 – Valutazione di un possibile uso topico di sangue iper-ozonizzato autologo in chirurgia odontoiatrica"
discusso nel 2022 presso l'Università degli Studi di Siena.
L'obiettivo non era inventare una nuova sostanza.
Non era introdurre un farmaco innovativo.
Era qualcosa di più semplice e, forse, più affascinante:
utilizzare il sangue del paziente dopo una controllata attivazione biologica mediante ossigeno-ozono.
Quando la biologia fa il suo lavoro
Ogni ferita attraversa fasi ben precise.
Prima l'infiammazione.
Poi la formazione di nuovi vasi sanguigni.
Successivamente la proliferazione cellulare.
Infine il rimodellamento del tessuto.
È una sinfonia biologica estremamente complessa.
Perché una guarigione sia ottimale, tutte queste fasi devono essere coordinate.
Le piastrine devono liberare fattori di crescita.
I leucociti devono controllare la contaminazione batterica.
I fibroblasti devono produrre collagene.
Le cellule endoteliali devono costruire nuovi capillari.
Il sangue iper-ozonizzato sembra possedere caratteristiche biologiche capaci di dialogare con ciascuno di questi protagonisti.
Non sostituisce il processo di guarigione.
Non lo forza.
Lo accompagna.
Gli insegnamenti del Prof. Velio Bocci
Tra tutte le cose che ho imparato durante il Master, ce n'è una che considero fondamentale.
L'ozonoterapia non è la terapia dell'ozono.
È la terapia della risposta biologica.
Questa differenza può sembrare sottile, ma cambia completamente la prospettiva.
Il protagonista non è il gas.
Il protagonista è il paziente.
L'ozono rappresenta soltanto uno stimolo capace di attivare risorse biologiche già presenti nell'organismo.
Ed è forse proprio questa la ragione per cui il sangue continua a sorprendermi.
Perché più lo studiamo, più comprendiamo che non è soltanto un tessuto.
È un sistema intelligente.
Un sistema che trasporta informazioni, coordina la riparazione e sostiene la rigenerazione.
In determinate condizioni, può persino diventare parte integrante della terapia.
Ed è in quel momento che il sangue smette di essere soltanto sangue.
Diventa medicina.
